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Loyola de Palacio y del Valle-Lersundi, Ignacia de

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Di famiglia nobile di origini basche – nipote di Alberto de Palacio y Elissague e sorella di Ana Palacio, ministro degli Esteri spagnolo nel secondo governo presieduto da José María Aznar e poi vicepresidente della Banca mondiale – L. de P. (Madrid 1950-ivi 2006), dopo aver frequentato il Liceo francese della capitale spagnola ed essersi laureata in Giurisprudenza all’Università Complutense, dopo la fine della dittatura si dedicò alla politica, risultando tra i fondatori del gruppo giovanile Nuevas generaciones, di Alianza popular (AP), una coalizione di destra conservatrice guidata da Manuel Fraga Iribarne, uomo più che compromesso con il passato regime, essendo stato più volte ministro negli anni della dittatura di Franco.

Tra il 1977 e il 1978 L. de P. fu segretaria generale delle Nuevas generaciones di AP, la massima carica del gruppo non essendo contemplata nello statuto la figura del presidente: in tale veste cercò di imprimere al gruppo una linea di carattere più liberale. Dal 1979 al 1982 lavorò nella Segreteria generale tecnica della Federazione di associazioni della stampa, mentre dal 1983 al 1986 si impegnò nella Segreteria generale del Gruppo parlamentare di AP di Camera e Senato.

Quest’ultima esperienza preparò il terreno per la sua elezione in Parlamento, che, come previsto, si verificò alle consultazioni politiche del giugno 1986, quando fu eletta in Senato, nonostante il risultato complessivamente modesto conseguito dal partito. In un momento non facile per AP, che continuava a essere una forza minoritaria nel paese non riuscendo a scalfire il potere del Partido socialista obrero español (PSOE) e a conquistare il voto moderato e centrista, tanto che lo stesso Fraga ne aveva tratto le dovute conseguenze dimettendosi in dicembre da presidente del partito, venne affidata proprio a L. de P., giovane che impersonava allora soprattutto la aspirazione a un profondo rinnovamento interno, la vicepresidenza del gruppo parlamentare in Senato.

Eletta alla Camera dei deputati nella circoscrizione di Segovia alle elezioni anticipate dell’ottobre 1989, L. de P. divenne portavoce aggiunto di un partito che nel frattempo aveva cambiato denominazione in Partido popular (PP), al fine di rimarcare ulteriormente i legami con il popolarismo europeo e la sua nuova collocazione politica centrista. Venne quindi inserita nell’elenco dei ministri ombra che il nuovo segretario del PP, José María Aznar, costituì per dare maggiore vigore e visibilità all’opposizione parlamentare.

Quando nel marzo 1996 per la prima volta il PP vinse le elezioni e Aznar fu chiamato a formare un nuovo governo, L. de P., confermata anche in quella tornata in Parlamento, venne nominata in maggio dal nuovo premier ministro dell’Agricoltura, pesca e alimentazione. Paragonata da molti analisti politici a Margaret Thatcher per la tenacia con cui perseguiva i suoi obiettivi, come il premier britannico fu protagonista di un duro scontro con la Commissione europea al fine di difendere sia le quote di produzione dell’olio d’oliva spagnolo sia i conseguenti sussidi.

In quel periodo, tuttavia, proprio l’Europa rappresentò per lei un terreno difficile: nel 1998 il suo nome infatti comparve nell’inchiesta giudiziaria sulla “frode del lino”, un grosso raggiro operato da alcuni dirigenti del suo stesso ministero nei confronti dell’Unione europea (UE) per intascare finanziamenti specifici a sostegno di inesistenti piantagioni di quella coltura. Questa vicenda per la prima volta appannò l’immagine di una donna in costante ascesa sul piano politico, anche in virtù del potente sostegno ricevuto dall’Opus Dei.

Questo scandalo toccò in realtà solo marginalmente L. de P., ma fu comunque sufficiente a determinare la decisione dei vertici di AP di sottrarla alle asprezze del confronto politico spagnolo e a instradarla in Europa alla ricerca di una nuova credibilità. Così, in occasione delle elezioni europee del giugno 1999, si dimise da ministro e si presentò come capolista del PP, risultando eletta nel Parlamento europeo di Strasburgo.

Nel Parlamento europeo venne subito chiamata a guidare la delegazione spagnola del PP, ma già nell’autunno del 1999 fu nominata insieme a Pedro Solbes commissario europeo, con delega ai Trasporti e all’Energia, e poi anche vicepresidente, insieme al laburista britannico Neil Kinnock, nella nuova Commissione presieduta da Romano Prodi. In particolare, le venne affidata la responsabilità dei rapporti, non sempre facili e distesi, tra Commissione e Parlamento europeo. In veste di commissario L. de P. si impegnò specialmente nel tentativo di modernizzare il sistema dei trasporti in Europa, puntando ad esempio molto sulle infrastrutture, sul rilancio della rete ferroviaria, sulla sicurezza stradale, sulle nuove tecnologie e sul sistema dell’alta velocità. Il suo nome è inoltre legato al sostegno fornito al progetto del sistema satellitare Galileo per la ottimizzazione dei processi logistici, all’introduzione di norme più severe per la navigazione, resesi necessarie dopo il disastro ambientale provocato nel novembre 2002 dall’affondamento della petroliera Prestige nei pressi della costa della Galizia e alla mediazione del 2004 tra governo italiano e Commissione europea in occasione della vicenda del primo salvataggio dell’Alitalia.

Paradossalmente, entrando nella Commissione europea L. de P. fu inserita nell’istituzione che avrebbe dovuto investigare sullo scandalo del lino nel quale ella stessa figurava come indagata. Ma questa non fu l’unica anomalia del suo operato a Bruxelles, a cominciare da una difesa ostinata della politica di Aznar, che le procurò accuse di faziosità da parte dei socialisti. Notevole scandalo suscitarono inoltre alcune sue infelici dichiarazioni, come quella pronunciata nell’ottobre 2004, quando augurò pubblicamente la morte del leader cubano Fidel Castro, ormai vecchio e malato.

Conclusasi l’esperienza nella Commissione europea nell’autunno del 2004, L. de P. assunse incarichi direttivi di grande rilievo in diversi istituti di credito internazionali e nella compagnia farmaceutica Zeltia, mentre sul piano politico fu chiamata a presiedere il Consiglio di politica estera del PP spagnolo, all’opposizione del governo di José Luis Zapatero, e del think tank del Partito popolare europeo (PPE). Nella UE le venne inoltre affidato il coordinamento del cosiddetto “corridoio trans-europeo 5”, una delle vie di comunicazione ritenute strategiche dalla UE, dovendo collegare in modo efficace la penisola iberica con l’Ucraina passando per il nord Italia: poiché il progetto includeva anche il treno ad alta velocità Torino-Lione, esso fu causa di aspri contrasti con gli ambientalisti.

Il suo nome era stato inoltre inserito nella ristretta cerchia dei possibili successori di Aznar, prima che la scelta cadesse su Mariano Rajoy, e successivamente da più parti si ipotizzò anche una sua possibile candidatura a lehendakari, cioè presidente, del governo basco in rappresentanza del PP. Un’improvvisa malattia, diagnosticata nell’estate del 2006, mise però prematuramente fine alla sua esistenza, mentre la sua carriera politica era ancora in ascesa e si prefiguravano per lei nuovi incarichi.

Guido Levi (2012)