Assise

La prima iniziativa per gli “stati generali” dell’Europa fu lanciata, in particolare dai rappresentanti del Partito radicale, nella seduta del 10 febbraio 1988 della commissione Affari esteri della Camera dei deputati. In termini solenni, le Assise europee furono proposte dal Presidente della Repubblica francese François Mitterrand nella sua allocuzione dinanzi al Parlamento europeo a Strasburgo il 25 ottobre 1989, anno in cui ricorreva il bicentenario della Rivoluzione francese, e in particolare della convocazione degli stati generali. L’idea era di rilanciare il processo di integrazione europea (v. Integrazione, teorie della; Integrazione, metodo della) attraverso la convocazione di una Conferenza dei parlamenti degli allora 12 Stati componenti la Comunità (v. Comunità economica europea) e il Parlamento europeo. Si trattava di contrastare la tendenza fino ad allora affermatasi di vedere come protagonisti esclusivi i governi, di far regredire la “deriva” della cooperazione intergovernativa e di fare partecipare direttamente i parlamenti alla creazione di una vera unione europea. Questa iniziativa fu appoggiata a più riprese dalla Camera italiana, con due risoluzioni del 21 marzo e del 31 luglio 1990, e sostenuta con forza dal Parlamento europeo. Essa fu realizzata con la convocazione – decisa dalla Conferenza dei presidenti dei parlamenti dei paesi membri della Comunità e del Parlamento europeo – della Conferenza sull’“Avvenire dell’Europa”, tenutasi a Roma dal 27 al 30 novembre 1990. Vi presero parte delegazioni del Parlamento europeo e dei 12 parlamenti nazionali. Già la data scelta assumeva un particolare significato, perché si collocava quindici giorni prima del Consiglio europeo di Roma, che avrebbe dovuto dare l’avvio alla convocazione delle due Conferenze intergovernative (CIG) per la realizzazione dell’Unione economica e monetaria e dell’Unione politica – che avrebbero elaborato il Trattato sull’Unione europea (TUE), meglio noto come Trattato di Maastricht.

Questa Conferenza si configurò subito come un “contrappeso” parlamentare nei confronti delle Conferenze intergovernative, adottando una Dichiarazione finale nel cui preambolo si diceva espressamente che «la costruzione europea non può essere unicamente frutto della concertazione diplomatica e governativa, ma che i parlamenti della Comunità europea debbono partecipare pienamente alla definizione dei suoi orientamenti». Questa Dichiarazione – che si poneva nella scia del progetto di Trattato sull’Unione europea approvato il 14 febbraio 1984 dal Parlamento europeo (meglio noto comeprogetto Spinelli”) (v. Spinelli, Altiero) – affermava nettamente l’esigenza di «trasformare la Comunità in una Unione europea costruita su basi federali». Essa conteneva molti degli elementi che si ritrovano non solo nel TUE, ma anche negli sviluppi successivi fino al “Trattato che istituisce una Costituzione per l’Europa” (v. Costituzione europea). In proposito il punto 12 della Dichiarazione prefigurava, anche nel metodo, un’Unione europea ottenuta con una Costituzione «elaborata attraverso procedure alle quali partecipino il Parlamento europeo e i parlamenti nazionali». Si indicavano i tratti fondamentali delle singole istituzioni e del complessivo assetto istituzionale: un Parlamento con tutti i poteri propri di ogni istituzione parlamentare, in particolare di tipo legislativo; una Commissione (v. Commissione europea), vero governo dell’Unione; un Consiglio (v. Consiglio dei ministri) ricondotto alla sua giusta dimensione con il voto a maggioranza generalizzato; un corretto ruolo dei parlamenti nazionali, chiamati a esercitare la loro influenza sulla definizione delle posizioni del proprio governo in materia di politica comunitaria; la presenza delle regioni; l’introduzione del principio di sussidiarietà (v. Principio di sussidiarietà); il rafforzamento delle politiche esistenti e in particolare di quelle sociali e di coesione (v. Politica sociale; Politica di coesione); infine, l’introduzione di nuove fondamentali politiche come quella monetaria. L’importanza di questa Dichiarazione non è stata sufficientemente sottolineata, nonostante il seguito che essa ha avuto nei vari Trattati che si sono succeduti, iniziando dal TUE. Quest’ultimo non solo contiene alcune delle richieste formulate nella Dichiarazione del 30 novembre, ma nella Dichiarazione n. 14, ad esso allegata, “sulla Conferenza dei parlamenti”, fa riferimento esplicito a questo tipo di riunioni, al quale, peraltro, si dà anche il nome di “Assise”, specificando che, «fatte salve le competenze del Parlamento europeo e i diritti dei parlamenti nazionali», la Conferenza dei parlamenti «è consultata sui grandi orientamenti dell’Unione europea».

Vincenzo Guizzi (2008)