Bjerregaard, Ritt

B. (Copenaghen 1941), malgrado le difficili condizioni economiche in cui versava la famiglia, fu incoraggiata a sviluppare le proprie attitudini personali e culturali. Terminati gli studi secondari, frequentò un corso universitario di formazione per insegnanti e conseguì la laurea nel 1964. Iniziò a insegnare e a scrivere libri di testo. In questo periodo B. si iscrisse al Partito socialdemocratico danese e fu eletta nel Collegio dei rappresentanti del Sindacato danese degli insegnanti.

Nel 1971 B. ottenne un seggio al Parlamento danese. La sua elezione coincise con l’ingresso in Parlamento di una quota consistente di giovani dell’ala sinistra dei socialdemocratici. L’influenza di questa nuova generazione segnò il Partito socialdemocratico per più di un trentennio, in particolare nell’ambito delle politiche danesi in riferimento alla Comunità economica europea. Nel 1973 la Danimarca aderì alle Comunità europee, dopo il referendum del 1972, nel quale circa due terzi dell’elettorato danese si era espresso in favore dell’Adesione. La divisione della popolazione si rifletteva nel Partito socialdemocratico al governo. Mentre la dirigenza del partito era favorevole all’adesione, la maggioranza della nuova generazione dei parlamentari socialdemocratici, organizzata informalmente nel gruppo «Socialdemocratici contro la CEE», vi si opponeva e B. si distinse come una delle portavoci più importanti della corrente contraria all’adesione. Dopo il referendum, il primo ministro Jens Otto Krag rassegnò le dimissioni e il suo successore, Anker Jørgensen, si adopeper ricomporre la divisione nel partito. Per questa ragione, ma soprattutto per le sue elevate capacità professionali, nel 1973, all’età di 32 anni, B. fu nominata ministro della Pubblica istruzione. Il governo cadde poco dopo, ma B. tornò al ministero quando Jørgensen formò un nuovo governo nel 1975. Fu un periodo di riforme nel settore dell’istruzione e B. dimostrò di saper combinare la capacità di imporsi nel dibattito pubblico con il coraggio di prendere decisioni impopolari – molte delle quali furono aspramente contestate da esponenti della sinistra e da rappresentanti del sistema educativo. B., che esibiva un atteggiamento di freddo autocontrollo e dignità (da alcuni percepito come arroganza), presto conobbe il prezzo da pagare per il suo ruolo di donna forte in politica. Così, nel 1978, accusata di eccessiva prodigalità in merito alle spese di viaggio, dovette dimettersi dalla carica di ministro. Tuttavia, negli anni 1979-81 tornò di nuovo sui banchi del governo quando Jørgensen la nominò ministro degli Affari sociali. Ancora una volta fu artefice di numerose riforme.

Per i Socialdemocratici gli anni all’opposizione, dal 1982 al 1992, furono un periodo di frustrazione, di mancanza di direzione e di una leadership lungimirante. Durante questo periodo B. avviò con determinazione un processo di riorientamento politico del partito, affinché esso assumesse una funzione di cerniera fra la politica parlamentare e i movimenti di base/organizzazioni non governative, allo scopo di convogliare nuovamente verso il Partito socialdemocratico gli elettori persi in favore dei partiti di sinistra. B. considerava l’opposizione socialdemocratica all’installazione, da parte dell’Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico (North Atlantic treaty organization, NATO), di nuovi missili a medio raggio come fondamentale in questo processo. Al tempo stesso prendeva parte al dibattito pubblico sui temi ambientali, al fianco dei movimenti ambientalisti contro le associazioni di agricoltori danesi.

Dopo che Jørgensen lasciò la direzione del Partito socialdemocratico nel 1987, B., insieme al coetaneo Svend Auken, subentrò alla guida del partito. Auken fu nominato presidente e futuro candidato a primo ministro, mentre B. assunse il ruolo di presidente del gruppo parlamentare. Capogruppo forte e temuta, era nota per la sua capacità di contraddire pubblicamente le dichiarazioni del Presidente del partito. Nel 1992, tuttavia, B. affrontò altre difficoltà a causa del suo stile di vita dispendioso: questa volta si trattava di un grande appartamento preso da lei in affitto a Copenaghen, nonostante avesse mantenuto la residenza ufficiale a Odense. A questa vicenda fu dato grande rilievo dai media e alla fine, in conseguenza del fatto che B. non voleva rinunciare all’appartamento, Auken dovette rimuoverla dall’incarico di presidente del gruppo parlamentare.

Questa volta la caduta di B. coincise con l’imminente referendum sul Trattato di Maastricht, di cui B. era una strenua sostenitrice. Il passaggio di B. da una posizione di euroscetticismo all’interno del Partito socialdemocratico a una posizione altrettanto di alto profilo in favore dell’Unione europea fu sostanzialmente determinato da due ordini di avvenimenti. Nel 1986 B. e il Partito socialdemocratico si erano opposti all’Atto unico europeo. Questa posizione concordava perfettamente con l’idea di B. di fare appello alla base del partito perché sostenesse il forte movimento antieuropeista. A causa dell’opposizione dei socialdemocratici, il disegno di legge di ratifica dell’Atto unico europeo fu respinto in Parlamento. Dopo questa bocciatura, il primo ministro conservatore, Poul Schlüter, intraprese un’iniziativa coraggiosa e indisse un referendum consultivo che fu vinto dal governo.

Questo risultato rappresentò una chiara sconfitta per i socialdemocratici e indusse il partito a rivedere la propria politica europea. In tal modo, l’esperienza dell’Atto unico europeo diede il primo grande impulso a orientare il partito – e Ritt B. in particolare – verso una piattaforma programmatica più favorevole all’UE. Il secondo impulso si ebbe con la caduta del muro di Berlino e la riunificazione della Germania; eventi che, come la stessa B. ha affermato, furono illuminanti e fecero di lei un’entusiasta sostenitrice dell’UE. Al fine di elaborare una nuova e coerente politica europea danese in vista del Trattato di Maastricht, B. iniziò a collaborare in modo informale con il ministro degli Esteri Uffe Ellemann-Jensen del Partito liberale. Nel 1992 fu persino eletta presidente del Movimento europeo danese e intervenne nel dibattito pubblico danese come la più importante figura di centro-sinistra a sostegno dell’intensificazione della cooperazione europea.

Come nel 1978 dopo lo scandalo dell’appartamento, B. balzò di nuovo rapidamente ai vertici della politica e dalla metà degli anni Novanta divenne uno dei personaggi politici più popolari in Danimarca, pur essendo ancora considerata una figura molto controversa sia all’interno sia all’esterno del suo partito. Considerate le sue qualità, positive e negative, fu una scelta ovvia per il nuovo capo del Partito socialdemocratico e primo ministro Nyrup Rasmussen il nominarla rappresentante per la Danimarca nella nuova Commissione europea del 1995, guidata da Jacques Santer. B. fu naturalmente felice di ottenere l’incarico di commissario per l’Ambiente nella Commissione Santer. Tuttavia, durante le procedure d’approvazione da parte del Parlamento europeo, offese accidentalmente il Parlamento, dichiarando che «non era un vero Parlamento». Membri del Parlamento minacciarono di non approvare la sua nomina a commissaria, ma dopo un animato dibattito in Parlamento, l’incidente fu superato.

B. lavorò duramente per dare all’UE un più forte profilo ambientalista e poté registrare anche alcuni piccoli successi nel coordinare la Politica ambientale europea. Tuttavia, alla fine, i successi ottenuti furono oscurati dalla sua intenzione di pubblicare al termine del 1995 un libro intitolato Il diario del commissario, un resoconto quotidiano dei suoi primi mesi in questo ruolo. Il libro conteneva il resoconto di incontri confidenziali con politici europei e osservazioni molto personali sui colleghi della Commissione.

Pressioni da parte del primo ministro danese e da parte di Bruxelles la indussero a ritirare il libro prima della pubblicazione. Ma poiché alcune copie già circolavano, un giornale danese pubblicò l’intero diario. Lo scandalo fu un vero colpo per la credibilità politica di B. a Bruxelles. Se l’incidente sia stato l’esito di un grave errore di valutazione politica, oppure un tentativo (prematuro) di dare all’UE un’immagine di maggiore democrazia e trasparenza è tuttora oggetto di dibattito.

Quando la Commissione Santer diede le dimissioni nel 1999, B. era perfettamente consapevole che non sarebbe stata rinominata. Tuttavia preparò il proprio ritorno alla politica danese e fu nominata Ministro per l’Alimentazione, l’agricoltura e la pesca all’inizio del 2000. Da questa posizione continuò a interessarsi intensamente di affari europei e, ponendo l’accento sul tema della solidarietà europea, si espresse con decisione a sostegno dell’allargamento dell’UE. Nel 2001, dopo essere stati al governo per nove anni, i socialdemocratici persero le elezioni. B. fu rieletta al Parlamento danese, ma nel 2004 decise di candidarsi alla carica di sindaco della città di Copenaghen alle elezioni comunali previste per il 2005.

B. è senza dubbio una delle più importanti donne della storia politica danese e anche uno dei personaggi più influenti nella politica danese europea dall’ingresso della Danimarca nella Comunità. La sua carriera europea è per molti aspetti uno specchio fedele di quella nel partito. Iniziò la sua carriera con un marcato euroscetticismo, nel corso del tempo e di pari passo con la sua ascesa all’interno del partito è diventata una delle più strenue sostenitrici dell’integrazione europea (v. Integrazione, teorie della; Integrazione, metodo della) all’interno dello stesso, così come dell’idea che la Danimarca debba assumere un ruolo centrale in tale processo.

Niels Wium Olesen (2005)