Coste-Floret, Alfred

Giurista, uomo politico e parlamentare europeo, C.-F. (Montpellier 1911-Parigi 1990) a partire dal 1946 dedicò la sua carriera alla nascita di una nuova società fondata sul rispetto dei Diritti dell’uomo e la cooperazione internazionale, in particolare in ambito europeo.

Dopo l’armistizio, nel settembre 1940, C.-F. riebbe l’insegnamento alla facoltà di diritto di Strasburgo che si era spostata a Clermont-Ferrand. In novembre creò in questa città la prima rete di informazioni francese clandestina al servizio degli alleati. Successivamente, nel novembre 1941, partecipò alla fondazione del movimento di resistenza Combat. Divenne membro del comitato direttivo, responsabile della zona di Clermont-Ferrand e capo del servizio di informazioni nazionale. L’organo del movimento, il giornale clandestino “Combat”, aveva un’ampia diffusione e continuò a essere pubblicato dopo la Liberazione fino all’agosto 1974. Tra la fine del 1943 e il 1944, oltre a dirigere il servizio informativo nazionale di Combat, C.-F. divenne membro del comitato generale di studi destinato a preparare le strutture della Repubblica liberata. Una buona parte delle proposte del comitato furono accolte alla Liberazione.

Il 23 settembre 1944 C.-F. entrò a Strasburgo al seguito delle truppe del generale Jacques Philippe Leclerc, con il gruppo del commissario (prefetto) della Repubblica, di cui fu direttore di gabinetto. Quando ricevette la Legion d’onore per meriti militari, scelse di farsela consegnare a Strasburgo il 23 novembre 1947.

Nel gennaio 1944 gli fu revocato l’incarico universitario dal governo di Vichy per fatti legati alla Resistenza, ma nello stesso anno divenne membro del Consiglio di Stato, la più alta giurisdizione francese. Gli eventi vissuti in questo periodo convinsero C.-F. che sono i legami commerciali, familiari e intellettuali tra i popoli a fondare l’ordine giuridico internazionale. Per progredire scongiurando il ritorno di nuovi conflitti simili a quello che stava per concludersi, quest’ordine si sarebbe dovuto fondare su solide istituzioni internazionali.

C.-F. trovò nel Parlamento francese una tribuna dove esporre e mettere in atto le sue idee. Nel 1946 fu eletto deputato della Haute Garonne, incarico che mantenne fino al 1958. A questa funzione si aggiunse quella di sindaco di Luchon, stazione termale sui Pirenei, e di consigliere generale del cantone, mandati che conservò fino al 1971.

In Parlamento C.-F. sedeva a fianco del gemello Paul, deputato dell’Hérault, suo condiscepolo da sempre al collegio dei gesuiti di Montpellier, poi negli studi superiori e alle facoltà di diritto di Montpellier e di Parigi. Paul fu nove volte ministro sotto la IV Repubblica. I due fratelli aderirono alla corrente democratica cristiana, incarnata in Francia dopo la Liberazione dal Mouvement républicain populaire (MRP), poi dal Centre démocrate in cui Alfred fu membro della segreteria nazionale. Quando questo partito abbandonò il riferimento democratico cristiano, C.-F. lo lasciò per fondare nel 1978 il partito della Démocratie chrétienne française, che tuttora esiste con il nome di Démocratie sociale chrétienne de France. Oggi gli aderenti sono un gruppo molto più ristretto di un tempo, ma è il solo partito a perpetuare ufficialmente la linea democratica cristiana in Francia. C.-F., molto legato a questa corrente di pensiero, dal 1955 al 1961 fu segretario generale dell’Unione internazionale dei democratici cristiani, i “nuovi gruppi internazionali” (Nouvelles équipes internationales).

La carriera del fratello Paul fu dominata dal contributo dato all’evoluzione del regime costituzionale francese, mentre quella di Alfred fu segnata dagli interventi nella politica estera della Francia. Alfred non smise mai di perseguire gli obiettivi che erano stati alla base del movimento Combat: instaurare una pace duratura nella garanzia delle libertà e del rispetto della persona. Poiché la guerra è stata un conflitto di dimensioni mondiali, C.-F. riteneva che in un’epoca di interdipendenza delle nazioni fosse necessario fondarsi su istituzioni internazionali.

Al suo ingresso nel Parlamento francese nel 1946 C.-F. divenne membro della commissione Affari esteri dell’Assemblea nazionale, ruolo che conservò per tre mandati successivi fino al 1958. Il 26 febbraio 1948, a nome della commissione, presentò all’Assemblea un rapporto che invitava il governo francese a chiedere l’instaurazione di una giurisdizione internazionale dei diritti dell’uomo nell’ambito delle Nazioni Unite. Il rapporto faceva riferimento allo statuto del Tribunale penale internazionale di Norimberga istituito per giudicare i criminali di guerra nazisti. Nel 1945 C.-F. fu vice del procuratore generale francese del Tribunale, François de Menthon. Nel suo rapporto egli difese la teoria secondo cui «al di sopra dello Stato esiste un diritto internazionale che si impone allo Stato e che ha la sua fonte nelle esigenze imprescrittibili della persona umana». La proposta era prematura, ma permette di misurare l’importanza assegnata in Francia ai meccanismi di tutela dei diritti della persona in un’epoca in cui ancora non erano stati sanciti dalla pratica del diritto: lo saranno poco dopo, nel quadro regionale del Consiglio d’Europa.

C.-F. continuò a interessarsi a questo tema attraverso l’azione contro il razzismo e il terrorismo, ed ebbe l’opportunità di sviluppare le sue tesi come membro della delegazione francese all’Assemblea generale delle Nazioni Unite dal 1952 al 1955. Fu anche membro dell’Internazionale antirazzista, di cui diventa segretario generale nel 1960. In seguito, durante il suo mandato di deputato al Parlamento europeo di Strasburgo, dal 1984, moltiplicò gli interventi e le proposte a favore di una concertazione dei governi per arginare un terrorismo, di cui denunciò le ramificazioni internazionali.

Su intervento personale del ministro degli Esteri francese Robert Schuman, C.-F. fu incaricato, a nome della commissione Affari esteri, di difendere di fronte all’Assemblea nazionale il progetto di legge che autorizzava «il presidente della Repubblica a ratificare il Trattato di Parigi firmato il 18 aprile 1951 per istituire una Comunità europea del carbone e dell’acciaio (CECA)», la prima delle Comunità europee. Questo rapporto di settantaquattro pagine meriterebbe di essere conosciuto meglio, allo stesso titolo della Dichiarazione Schuman del 9 maggio 1950 (v. anche Piano Schuman). Quest’ultima, redatta prima, era un testo breve e di lettura semplice. Ma il rapporto di C.-F. andava oltre: fondato su analisi tecniche, costituiva una vera e propria summa che verteva sia sui motivi della creazione della Comunità, sia sui suoi fattori e le sue conseguenze. Malgrado le manovre dilatorie messe in atto per aggiornare il dibattito sine die, l’Assemblea votò il progetto di legge che autorizzava la ratifica, superando l’opposizione di un voto contrario che univa insolitamente gollisti e comunisti.

Questo risultato appare tanto più notevole in quanto la procedura dell’aggiornamento mostrò tutta la sua efficacia nel 1954, quando si trattò di far respingere dall’Assemblea nazionale l’autorizzazione per la ratifica del Trattato istitutivo della Comunità europea di difesa (CED), di cui C.-F. era un sostenitore. Il 17 novembre 1953 egli si rivolse al governo dalla tribuna dell’Assemblea per appoggiare, a nome del Mouvement républicain populaire (MPR), l’idea di una difesa europea organizzata che in quanto tale partecipasse alla difesa atlantica. C.-F. fu anche membro dell’Association française pour la Communauté atlantique, di cui divenne vicepresidente nel 1970 e presidente nel 1978.

Dal 1984 al 1989 C.-F. fu deputato al Parlamento europeo e membro della commissione politica, in cui svolse un ruolo molto attivo. A varie riprese ne fu relatore di fronte al Parlamento. Il suo rapporto del 1988 sulle relazioni fra la Comunità e la Repubblica di Cipro gli procurò l’elogio del presidente cipriota, che commentò la sintesi in questi termini: «Non si può che lodarne l’obiettività». Nello stesso anno fece adottare all’unanimità meno un voto dalla commissione politica il suo rapporto sulla procedura di concertazione destinata a migliorare il funzionamento delle Istituzioni comunitarie.

Discepolo di Schuman, C.-F. era profondamente convinto che l’Europa si dovesse costruire a partire da solidarietà di fatto, economica e finanziaria, Solidarietà di fronte ai problemi economici e sociali, quando reclamava l’istituzione di banche alimentari europee, solidarietà dei cittadini grazie, alla creazione di un vero passaporto europeo: era questo il senso dei suoi interventi sugli accordi economici comunitari o sulla creazione di un fondo monetario europeo o di una moneta comune (v. anche Unione economica e monetaria; Euro).

Molti degli interventi di C.-F. evocavano la violenza che attraversava l’Europa (Vienna, Roma, Parigi, lo stadio di Heyssel a Bruxelles), e per questo egli chiese la creazione di una Comunità europea di sicurezza delle persone che avesse «competenze in materia di giustizia, di polizia e di informazione […] per perseguire i terroristi in tutti gli Stati membri della Comunità».

A qualche giorno dalle elezioni europee del 18 giugno 1989 (v. anche Elezioni dirette del Parlamento europeo) C.-F. redigeva per conto del gruppo federalista del Parlamento europeo (v. anche Federalismo) un “appello agli elettori per un’unione politica dell’Europa”. Adottato all’unanimità dai 151 deputati dell’intergruppo e ampiamente diffuso negli Stati membri, questo testo pionieristico indicava i grandi settori in cui si imponeva l’adozione di una politica comune, aprendo la strada a quella che diventerà la realtà futura: Politica sociale, armonizzazione fiscale (v. anche Politica fiscale nell’Unione europea), creazione di una banca europea (v. anche Banca centrale europea), politiche comuni in materia di relazioni internazionali, sicurezza e difesa (v. anche Politica estera e di sicurezza comune; Politica europea di sicurezza e difesa).

C.-F. ebbe una visione planetaria dei problemi del nostro tempo. Nell’Europa unita scorgeva la soluzione dei conflitti passati ma anche una risposta agli interrogativi del mondo moderno, uno strumento per affrontare le sfide poste alle nazioni dall’avvento di un “mondo finito”.

Marie Françoise Furet Coste-Floret e Philippe Garabiol (2010)