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Dzurinda, Mikuláš

Il primo ministro D. (Spišský Štvrtok 1955) ha svolto un ruolo centrale nell’Adesione della Slovacchia all’Unione europea. D. è stato a capo dei governi che hanno iniziato i negoziati di adesione dopo il Consiglio europeo di Helsinki del dicembre 1999 e portato la Slovacchia ad aderire all’Unione europea il 1° maggio 2004.

Compiuti gli studi all’Istituto per i Trasporti e le comunicazioni di Žilina, D. entrò nella politica slovacca come uno dei membri fondatori del Movimento cristiano democratico (Kresťanskodemokratické hnutie, KDH), un partito di centrodestra ufficialmente istituito nel 1990. Nel 1991, grazie in parte alla sua esperienza professionale, fu nominato viceministro delle Poste e Trasporti del governo Slovacco. Nel 1992 venne eletto membro del Consiglio nazionale slovacco (parlamento) e lavorò come membro della Commissione Bilancio e Finanze, diventando subito dopo vicepresidente (responsabile del settore economico) del KDH. Dopo la caduta del secondo governo Vladimir Mečiar, all’inizio del 1994, D. divenne ministro dei Trasporti, Poste e Lavori pubblici nel governo di breve durata di Moravčík (marzo-ottobre 1994). Tuttavia, in seguito alla vittoria del Movimento per la Slovacchia democratica (Hnutie za demokratické Slovensko, HZDS) nelle elezioni parlamentari del 1994, egli ritornò in parlamento tra i banchi dell’opposizione.

Dall’autunno del 1994, D. svolse un ruolo importante nel processo di adesione della Slovacchia, in primo luogo come critico dell’amministrazione Mečiar e in seguito come primo ministro. La politica del governo guidato da Mečiar 1994-1998, soprattutto per quanto concerne l’inosservanza della normale procedura parlamentare e il trattamento delle minoranze, scatenarono non soltanto l’indignazione dell’opposizione, ma anche quella della comunità internazionale e l’invio di una protesta da parte dell’Unione europea (v. Henderson, 1999). Il fatto che la Slovacchia fosse stata ignorata al Consiglio europeo di Lussemburgo del 1997, fu imputato da esponenti importanti dell’amministrazione Mečiar alle “menzogne” di politici dell’opposizione come D. e all’élite intellettuale di Bratislava (v. Mečiar, 2000).

L’opposizione politica, preoccupata per il cammino intrapreso dalla Slovacchia sotto Mečiar, si rese conto che era necessaria una collaborazione più stretta tra i partiti. L’ala moderata del KDH, guidata da D. e dal suo alleato Ivan Šimko, promosse accordi con altri partiti d’opposizione quali l’Unione democratica e il Partito democratico, con i quali nel 1996 formò la “Coalizione blu”. Nel maggio dell’anno successivo il contrastato referendum sull’elezione presidenziale diretta e sull’ingresso nella Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico (North Atlantic treaty organization, NATO) persuase i verdi e i socialdemocratici a unirsi con la Coalizione blu in un’alleanza elettorale (v. Kopeček, 1999). Venne creata la Coalizione democratica slovacca (Slovenská demokratická koalícia, SDK), come più tardi ebbe a dire il suo leader D., «fondendo tutte le forze democratiche del paese in modo che il gruppo fosse il più forte» (v. Dzurinda, 2002, p. 11).

Dalla creazione della SDK in poi, D. divenne l’immagine dell’opposizione contro il governo Mečiar. Durante la campagna elettorale del 1998, D. organizzò un tour in bicicletta per la Slovacchia, intendendo dimostrare non soltanto la propria forma fisica, ma anche che la SDK era il partito di tutta la Slovacchia e di tutti i cittadini della Repubblica Slovacca. Sebbene l’adesione all’Unione europea giocasse un ruolo importante nelle elezioni del 1998, ci si confrontò soprattutto sulle questioni interne. La promessa che rimase più impressa della campagna di D. non fu quella di riscattare lo smacco subito dalla Slovacchia a Lussemburgo, bensì quella riguardante il raddoppio dei salari nei successivi quattro anni (v. Leško, 2000), promessa non mantenuta che gli venne rinfacciata nel 2002.

D. divenne primo ministro alla guida di una coalizione governativa di quattro partiti dopo il 1998. Questo governo pose in cima alla lista delle sue priorità l’adesione all’UE e si impegnò attivamente per tenere il passo con i paesi confinanti. Nel tentativo di “riguadagnare terreno”, il governo di D. collaborò con la Commissione europea e creò uno strumento istituzionale unico: il Gruppo di lavoro di alto livello tra la Commissione europea e la Slovacchia, che si riunì cinque volte tra il novembre 1998 e il settembre 1999 (v. Bilčik, 2001, p. 9). Lo stesso D. partecipò a non meno di 35 missioni bilaterali all’estero prima del vertice europeo di Helsinki del dicembre 1999. Il suo impegno fu ricompensato dall’invito ad avviare le trattative di adesione.

Sebbene D. non svolgesse un ruolo attivo nelle trattative di adesione, egli desiderava prendere parte alla reintegrazione della Slovacchia in Europa ed enfatizzava i successi europei ottenuti dal suo governo (v. Dzurinda, 2002). Questa strategia divenne decisiva quando le politiche economiche del suo governo danneggiarono la popolarità dei partiti della coalizione governativa. La coalizione di governo stessa subì significativi cambiamenti tra il 1998 ed il 2000. Le tensioni tra i moderati del KDH, come D., e quelli favorevoli a mantenere forti legami con i loro partiti d’origine, come Ján Čarnogurský, portarono nel gennaio 2000 alla creazione dell’Unione democratica e cristiana slovacca (Slovenská demokratická a kresťanská únia, SDKU). D., Eduard Kukan e gli altri fondatori della SDKU lo definirono un partito inequivocabilmente di centro-destra, sostennero riforme di mercato e criticarono duramente il “paternalismo socialista”; inoltre il partito si proclamò unico garante dell’ingresso della Slovacchia nella NATO e nell’UE (v. Rybář, 2002).

Nelle capitali UE vi era molta preoccupazione prima delle elezioni parlamentari slovacche dell’autunno 2002. Sebbene molti diplomatici e funzionari UE si mantenessero cauti e prudenti per non interferire nella politica interna slovacca, i segnali erano chiari per tutti. Un ritorno al potere di Mečiar avrebbe con ogni probabilità fatto naufragare le possibilità della Slovacchia di aderire all’UE. D. e i suoi alleati della SDKU fecero leva su questi timori. Il partito concentrò la propria campagna elettorale sull’adesione all’UE e alla NATO. La bandiera UE (v. anche Simboli dell’Unione europea) e i riferimenti all’UE erano onnipresenti nel materiale elettorale della SDKU (v. Haughton, 2003). D. sapeva che la politica estera era la sua carta vincente. Il suo governo non era riuscito ad attuare molte delle riforme promesse né tanto meno aveva mantenuto la promessa di raddoppiare i salari. Il messaggio a favore dell’Europa aiutò D. e l’SDKU ottenne alle elezioni il 15,1% dei voti e costituì l’asse portante del nuovo governo di centrodestra. Più significativamente, i risultati elettorali furono accolti con grandi sospiri di sollievo nelle capitali dell’UE. Dopo soli pochi mesi, la Slovacchia completava i negoziati di adesione e firmava il Trattato di adesione.

Tim Haughton (2007)