Guazzaroni, Cesidio

La vita professionale dell’ambasciatore G. (Loreto Aprutino 1911-Roma 2004) attesta una continuità di interesse e di coinvolgimento, nelle vicende e nei problemi dell’integrazione comunitaria, che ha pochi eguali tra i funzionari del ministero degli Affari esteri del tempo, per non parlare degli altri settori della burocrazia nazionale.

In effetti G. – entrato in carriera per concorso a pochi mesi di distanza dall’entrata in guerra dell’Italia, nel novembre del 1940 – dopo aver prestato servizio nei Gabinetti dei sottosegretari e dei ministri via via succedutisi, e in sedi importanti (tra le quali immediatamente dopo la fine del conflitto, Washington e Mosca), a partire dal 1956 si occupesenza interruzione delle questioni europee. Sino al pensionamento nel 1976 – e in verità anche successivamente, dal momento che dal luglio 1976 al giugno 1977 fu nominato membro della Commissione europea in sostituzione di Altiero Spinelli, eletto alla Camera dei deputati e poi consigliere per gli affari comunitari del Presidente della Repubblica Sandro Pertini, G. divenne così il riferimento stabile e imprescindibile di ogni iniziativa governativa e di ogni dossier riguardanti la Comunità economica europea (CEE).

In qualità di capo ufficio e in seguito di capo del servizio Cooperazione economica internazionale (CEI), di vicedirettore e infine di direttore generale degli affari economici degli esteri, G., nominato ambasciatore di grado nel 1972, ha rappresentato l’ingranaggio fondamentale dell’amministrazione pubblica italiana nell’opera di coordinamento ministeriale e nella definizione della linea negoziale da sostenere a Bruxelles.

Certo, l’importanza del ruolo svolto a livello centrale dal dirigente del ministero degli Affari Esteri era determinato, oltreché alle sue personali qualità, dall’esiguo numero di funzionari altrettanto dedicati e competenti, capaci cioè di seguire con cognizione di causa il complesso decision-making comunitario. Non va dimenticato infatti che in quel periodo responsabili politici e opinione pubblica accettavano e sostenevano il lavoro delle istituzioni sopranazionali, ma con insufficiente attenzione agli aspetti particolari e alle conseguenze delle decisioni e delle norme approvate a Bruxelles.

L’ambasciatore svolgeva una densa attività di divulgatore e sostenitore della nuova realtà europea e dei suoi obbiettivi, accanto a un altrettanto impegno in una diplomazia “multilaterale”, ossia «un tipo di diplomazia particolare, con una nuova dimensione, perché di più ampio raggio e con maggiore forza di penetrazione rispetto a quella bilaterale, perché basata sulla pubblicità piuttosto che sulla riservatezza dei contatti».

Non c’è dunque da stupirsi se l’ambasciatore diventasse presto anche una guida per giornalisti e studiosi impiegati ad approfondire un tema del processo di integrazione, di carattere generale o specifico (v. Integrazione, teorie della; Integrazione, metodo della).

Nei pochi mesi in cui, come abbiamo ricordato, fu membro della Commissione, G. riuscì a ottenere l’accordo dei nove governi sulla proposta di una base comune per stabilire l’imposta sul valore aggiunto (IVA). Anche dopo il ritiro, l’ambasciatore seppe sempre mantenere nelle diverse responsabilità che venne assumendo (fu tra l’altro, dal 1982 al 1989 presidente della Fondazione internazionale BALZAN), uno stile e un metodo di lavoro che combinavano concretezza ed efficacia mai disgiunte da solide convinzioni europeiste e da una capacità di visione strategica per il paese.

Una prova ulteriore e finale di queste caratteristiche fu fornita da G. con la fondazione e la direzione, nel 2000, del “Gruppo dei 10” che riuniva politici ed ex funzionari italiani a vario titolo implicati nelle Istituzioni comunitarie, che si ripromettevano, attraverso uno studio e una riflessione collettiva, di portare all’attenzione dell’opinione pubblica nazionale, e in particolare del mondo politico, le scelte e le prospettive dell’Unione europea (UE).

Gerardo Mombelli (2012)