Gysi, Gregor

G. (Berlino 1948) proveniva da una famiglia di origini ebraiche. Dopo il diploma, si dedicò agli studi di giurisprudenza presso l’Università Humboldt di Berlino Est. Sin dall’inizio, il suo desiderio fu di diventare un avvocato difensore, professione non molto diffusa nei sistemi politici comunisti. Tuttavia, G. era spinto da un profondo senso di giustizia e interessato a capire il motivo per cui le persone non rispettavano le norme sociali. Nel 1970-1971, completò il tirocinio di assistente presso la Corte distrettuale di Friedrichshain–Berlino e presso l’Ordine degli avvocati prima di essere ammesso all’esercizio della professione forense nel 1971.

G. si avvicinò molto presto al comunismo. Nel 1962 già aderiva alla Gioventù libera tedesca (Freie deutsche Jugend, FDJ) e nel 1963 alla Federazione dei sindacati liberi tedeschi (Freier deutscher Gewerkschaftsbund, FDGB). Tuttavia, si rifiutò di aderire al Partito socialista unificato tedesco (Sozialistische Einheitspartei Deutschlands, SED), il partito di Stato della RDT, per la semplice ragione che suo padre era ministro. Fu ammesso al partito dopo una “candidatura” di un anno nel 1967. Tuttavia, divenne presto impopolare, più o meno involontariamente, nell’ambiente politico ufficiale, per la sua posizione critica nei confronti dell’intervento sovietico durante la Primavera di Praga.

A partire dal 1978 si segnalò come difensore di dissidenti politici quali, inter alia, Rudolf Bahro, Robert Havemann, Ulrike Poppe, Bärbel Bohley, Vera Wollenberger e Rainer Eppelmann. Bahro, il suo primo cliente politico, fu condannato a otto anni di carcere. G. aveva chiesto l’assoluzione di uomini di cui appoggiava le critiche marxiste al socialismo reale. In seguito, si adopeper la concessione dell’amnistia che portò alla liberazione di Bahro nel 1979, il quale si trasferì nella Repubblica Federale Tedesca (RFT). Tuttavia, a causa del suo lavoro fu posto sotto l’osservazione del ministero per la Sicurezza dello Stato. Dopo il crollo del Muro di Berlino, G. rappresentò nuovamente Bahro come avvocato al processo per l’annullamento della sentenza nei suoi confronti.

Nel 1989 intervenne nell’ambito delle irregolarità elettorali che coinvolsero il capo di Stato Egon Krenz. Successivamente fu consulente legale del movimento civio Neues forum, cui era stato negato il riconoscimento formale. Durante la grande manifestazione a Berlino del 4 novembre 1989, di cui egli stesso aveva chiesto l’autorizzazione, G. pronunciò un discorso in cui richiedeva una nuova legge elettorale e una corte costituzionale. Dopo le dimissioni del Politburo e dell’intero Comitato centrale del SED G. fu invitato a diventare membro del Comitato di lavoro per la preparazione di un congresso straordinario del SED e venne nominato presidente della Commissione di indagine sulla corruzione e sull’abuso di potere nel Comitato centrale del SED.

Nello stesso anno assunse la presidenza del SED/PDS (Sozialdemokratische Partei Deutschlands) nel 1990 del PDS. In questa funzione realizzò lo smantellamento del partito e delle strutture di Stato nella RDT insistendo però sulla continuazione dell’attività svolta dal vecchio seppur rinnovato partito comunista. Sostenitore di una “terza via” tra con la RFT comunismo e capitalismo, G. proponeva l’autonomia della RDT all’interno di una unione confederale di natura economica, monetaria e sociale, demilitarizzata e fuori dai blocchi nel quadro di riferimento dell’unificazione europea. Il 18 marzo divenne Presidente del gruppo parlamentare PDS, ridotto al 16,4% dei voti. In queste vesti, criticò il Trattato di Stato che il 1° luglio 1990 aveva portato a un’unione economica, monetaria e sociale tra la RDT e la RFT e propose invece una riunificazione in conformità con l’art. 146 del Grundgesetz della RFT, che avrebbe fornito una nuova costituzione per entrambi gli Stati (v. anche Riunificazione tedesca).

Nel dicembre 1990, dopo le prime elezioni unificate, G. divenne membro del Bundestag tedesco e da quel momento in poi fu presidente del PDS/Lista di sinistra (dal 1998 fino al gruppo parlamentare del 2002) al Parlamento tedesco fino all’ottobre 2000. A causa di una peculiarità della legge elettorale tedesca, che prevedeva salvo alcune eccezioni lo sbarramento del 5% per accedere al Parlamento, il PDS che per lungo tempo non raggiunse tale percentuale, ottenne lo status di raggruppamento. G. rimase presidente del PDS fino al 31 gennaio 1993. Dal 1993 in poi, fu nominato membro onorario dell’esecutivo del PDS. È soprattutto grazie al suo impegno che il PDS trovò una collocazione all’interno della Germania come partito di sinistra moderno e democratico.

Nel 1992 G. fu accusato di essere stato un “collaboratore non ufficiale” del ministero per la Sicurezza dello Stato e rinunciò a concorrere nuovamente per la presidenza del PDS, lasciando nel 1997 l’esecutivo del PDS. Ciò nonostante, per la campagna elettorale al Bundestag del 1998, il PDS lo scelse come principale candidato nella lista del partito nel Land di Berlino.

Nel 2000 G. lasciò la Presidenza del gruppo parlamentare del PDS. Nel 2001 partecipò alle elezioni nel Land di Berlino come principale candidato del suo partito. Il 1° febbraio 2002 lasciò il Bundestag dopo essere diventato sindaco di Berlino e senatore per l’economia, l’occupazione e le donne nella nuova coalizione PDS-SPD. Diede le dimissioni il 31 luglio 2002 a causa del cosiddetto “scandalo delle miglia aeree”, che lo vide accusato di aver utilizzato per viaggi personali il bonus di miglia aeree accumulato in virtù degli spostamenti ufficiali.

Claudia Kissling (2012)