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Miralles, Jaime Álvarez

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M. (San Sebastián, Guipúzcoa, 1920-Madrid 2003) è stato avvocato e vicepresidente del Consiglio federale spagnolo del Movimento europeo. La proclamazione della II Repubblica ebbe gravi ripercussioni nella sua vita familiare, essendo stati imprigionati i suoi tre fratelli in seguito ai fatti del Círculo monárquico, avvenuti a Madrid il 10 maggio 1931. Usciti dal carcere due anni più tardi, i fratelli Miralles fecero il loro ingresso nel partito monarchico Renovación española e parteciparono attivamente ai preparativi del colpo di Stato del 17 luglio 1936. La morte dei fratelli al fronte − che M. raggiunse solo nel 1938 − si convertì in uno dei principali miti eroici della vittoria degli insorti, e segnò per sempre la sua vita, persino al di là del dramma personale. Erede di un cognome dall’alto valore simbolico nel regime del generale Franco, il quale gli aveva chiesto di entrare a far parte della sua guardia personale, M. non avrebbe tardato, tuttavia, ad allontanarsi dal franchismo per difendere la restaurazione monarchica.

Al termine della guerra era sottotenente di cavalleria e si preparava a entrare in Accademia per continuare la carriera militare, quando un avvenimento inaspettato gli fece prendere un differente indirizzo. Il 28 febbraio 1941, nell’apprendere la notizia della morte di Alfonso XIII a Roma, alzò la bandiera a mezz’asta nella sua caserma in segno di lutto e prese in custodia egli stesso la chiave della stanza delle bandiere, rifiutandosi di consegnarla ai suoi superiori. Questo gli valse un arresto e l’apertura di un procedimento disciplinare, archiviato solamente per la sopraggiunta morte del padre: M. decise allora di abbandonare l’esercito. Nel 1944 si laureò in Diritto ed entrò in contatto con il gruppo di monarchici capeggiato da un vecchio amico di famiglia, Joaquín Satrústegui. Per costoro, il manifesto diffuso da don Juan di Borbone, erede al trono, dalla città svizzera di Losanna nel 1945, nel quale si chiedevano le dimissioni di Franco e la riconciliazione di tutti gli spagnoli nel quadro di una restaurazione monarchica, si trasformò in un autentico “programma politico”. La legittimità dinastica era preesistente e non doveva perciò essere convalidata dal franchismo: di qui la sua assoluta opposizione alla Legge di successione del 1947, che faceva, di fatto, della Spagna un regno senza re. In quel periodo il gruppo mantenne contatti con alti comandi militari, come il generale Kindelán, con cattolici collaborazionisti, come il ministro Alberto Martín Artajo, e perfino con repubblicani come il ministro Justino de Azcárate, oltre che, naturalmente, con il pretendente, nonché conte di Barcellona, Juan di Borbone, esiliato in Portogallo a Estoril, che M. conobbe personalmente nel luglio 1946.

Nel 1957 essi fondarono la Unión española, un gruppo unito da un “vincolo morale” più che da un preciso programma politico, pur riconoscendosi nel principio generale di una monarchia liberale e democratica. Cercarono quindi di associare persone rappresentative di un ampio spettro politico, e in particolare entrarono in contatto con il socialista Enrique Tierno Galván, il quale, benché repubblicano, considerava la restaurazione della monarchia nella persona di Juan di Borbone, una delle poche vie fattibili per superare la guerra civile e uscire dalla dittatura. Nel 1959 la Unión española si presentò in modo semipubblico, attraverso vari discorsi tenuti da M., Joaquín Satrústegui e Tierno Galván durante una cena all’Hotel Menphis di Madrid, e di conseguenza essi furono multati dal governo. Nel 1960 redassero un manifesto intitolato Proyecto de transición a una situación política regular y estable, in cui veniva preso in esame il regime vigente e nel contempo veniva delineato il regime che avrebbe dovuto sostituirlo a partire della prospettiva del diritto costituzionale, segnalando tutti i passaggi della transizione istituzionale. La Unión española si convertì così nel nucleo monarchico-liberale più conosciuto dell’opposizione democratica in Spagna.

Negli anni Sessanta M. svolse un’intensa attività come avvocato in alcuni dei più famosi processi contro membri dell’opposizione antifranchista. Nel 1961 difese ad esempio Enrique Tierno Galván, Fernando Baeza e altri arrestati nel 1957, e nel 1965 tornò a difendere Tierno Galván a causa dell’esclusione dalla cattedra universitaria. Durante questi anni si distinsero i suoi interventi nel Colegio de Abogados di Madrid, scenario di numerose battaglie legali e politiche, soprattutto nelle giunte generali del 1961, 1969 e 1973, nel corso delle quali egli sollecitò l’unità di giurisdizione, vale a dire il ritorno alla giurisdizione ordinaria delle distinte competenze militari e speciali in materia penale e di ordine pubblico. Tra il 1961 e il 1964 scrisse inoltre la cronaca dai tribunali per il giornale “ABC”. Allo stesso tempo si andò accentuando la sua opposizione al franchismo, per quanto il regime, ancora nel 1961, avesse senza successo cercato di recuperarlo, data l’importanza che il suo cognome continuava ad avere fra gli ex combattenti di una dittatura legittimata dalla vittoria nella guerra. Nel 1962 fece parte del comitato organizzativo del matrimonio tra Juan Carlos di Borbone e Sofia di Grecia, celebrato ad Atene, nonostante egli si fosse sempre opposto, così come tutto il gruppo della Unión española, al fatto che il principe risiedesse in Spagna, alla sua collaborazione con il franchismo e alla possibilità che egli venisse un giorno incoronato a fronte della legittima successione dinastica di suo padre.

Intorno al 1960 M. entrò nella Asociación española de cooperación con Europa (AECE), un’associazione sempre più controllata dall’opposizione antifranchista, capeggiando, assieme ai monarchici della Unión española, un’ala liberale distinta da quelle, più consistenti, formate dai democristiani e dai socialisti. Qui partecipò all’organizzazione del decisivo Congresso del Movimento europeo celebrato a Monaco di Baviera nel giugno 1962, nel quale si incontrarono, sotto il motto della riconciliazione, i rappresentanti dell’esilio repubblicano − eccetto i comunisti − e la nuova opposizione interna cattolica e monarchica, vale a dire le due parti che si erano scontrate nella guerra. M. entrò a far parte della Commissione degli Interni, partecipò attivamente agli incontri, e con Joaquín Satrústegui, trasmise una lettera del segretario generale del Partido socialista obrero español (PSOE), Rodolfo Llopis, indirizzata a Juan di Borbone. Tuttavia, in nessun momento, costoro agirono come rappresentanti del conte di Barcellona, che peraltro aveva preso pubblicamente le distanze dal Congresso, rifiutando perfino la sua offerta di entrare a far parte del suo consiglio privato, poiché ritenevano che potesse risultare controproducente coinvolgere il suo nome in operazioni politiche concrete. La reazione del regime davanti a ciò che una violenta campagna giornalistica definì «el contubernio de Munich» fu molto dura, e così M., insieme con Satrústegui, Fernando Álvarez e Jesús Barros de Lis furono arrestati al rientro in Spagna e confinati nell’isola di Fuerteventura (Canarie), dove permasero per nove mesi.

Negli anni Settanta M. proseguì la sua intensa attività di avvocato e politico: nel 1970 firmò dapprima una lettera collettiva indirizzata al segretario di Stato degli USA contro le basi militari, e per questo venne nuovamente sanzionato, quindi un’altra lettera per il Capo di Stato spagnolo, in cui si chiedeva la commutazione delle pene di morte comminate a vari membri dell’ETA; nel 1971 fu incarcerato e giudicato da un consiglio di guerra a causa della sua difesa nel caso di Pedro Patiño, un operaio ucciso dalla Guardia civile; nel 1974 assunse la difesa di alcuni membri della Unión militar democrática (UMD), anche se alla fine gli venne impedito di intervenire davanti al consiglio di guerra; nel 1977 accettò di rappresentare i familiari di una delle vittime dell’eccidio di Atocha, compiuto dall’estrema destra, e nel 1979 fu di nuovo incarcerato, processato e assolto per aver denunciato delle torture contro un detenuto. Nel frattempo, la rinuncia al trono di Juan di Borbone in favore del figlio, ufficializzata il 14 maggio 1976, segnò la fine dell’esistenza della Unión erspañola.

M. fu membro della Commissione internazionale per la Sicurezza e la difesa del Movimento europeo (1097-1983), e per molti anni vicepresidente del Consiglio federale spagnolo del Movimento europeo. Inoltre, fu vicepresidente della Commissione internazionale dei giuristi; avvocato della Deputazione di Madrid; delegato di Amnesty international e osservatore elettorale delle Nazioni Unite in vari paesi dell’America Latina; candidato al Senato nelle elezioni del 1977 e alla Camera nel 1986 per la coalizione Izquierda unida (IU), della quale fu membro fondatore. Nel 1994 il ministero della Giustizia gli consegnò la Gran Cruz de San Raimundo de Peñafort, la più alta onorificenza in quell’ambito.

Javier Muñoz Soro (2012)

Bibliografia

Álvarez De Miranda F., Del “contubernio” al consenso, Planeta, Barcelona 1985.

Pérez Mateos J.A., Los confinados, Plaza y Janés, Barcelona 1976.

Satrústegui J., Miralles J., Cuando la transición se hizo posible: el “contubernio de Munich”, Tecnos, Madrid 1993.