Heath, Edward Richard

H. (Broadstairs, Kent 1916-Salisbury 2005), figlio di un falegname alle dipendenze di un costruttore locale, iniziò a otto anni lo studio del pianoforte, ponendo le basi per quel legame tra evoluzione intellettuale e passione per la musica che lo avrebbe accompagnato per il resto della sua vita. A dieci anni, nel 1926, H. ottenne una borsa di studio per la scuola migliore della zona: Chatham House a Ramsgate. Il periodo della scuola secondaria fu per H. non solo un’occasione di studio, ma anche il momento nel quale egli sviluppò solidi sentimenti religiosi, mentre il suo talento musicale otteneva i primi riconoscimenti.

Non si può affermare con certezza in quale momento della sua formazione H. abbia affermato la sua appartenenza al partito conservatore, al quale era vicino anche il padre. Dopo gli studi a Chatham House, il passaggio più significativo sarebbe stato Oxford, nell’autunno del 1935. H. scelse di studiare al Balliol College perché lo riteneva più aperto al dibattito intellettuale e meno caratterizzato, rispetto ad altri college, dall’appartenenza di classe. In quegli anni Oxford cominciava ad essere accessibile a studenti con limitati mezzi economici e privi di tradizioni familiari di studio nella città universitaria. Grazie al suo talento musicale, H. ottenne a Oxford borse di studio e incarichi artistici, riuscendo così a contribuire al suo mantenimento all’università. A Oxford, H. studiò filosofia, politica e economia. Negli anni trenta il Balliol College era un ambiente stimolante grazie al rettore, Alexander Dunlop Lindsay e ai suoi collaboratori. Lindsay, membro del Partito laburista, non influenzò H. politicamente, ma rappresentò un punto di riferimento importante per la sua crescita intellettuale.

L’attività musicale di H. a Oxford divenne con gli anni molto intensa: compositore, direttore d’orchestra e di cori, egli si divideva tra questi impegni e gli studi politici. Nel corso degli anni universitari, H. rilanciò l’Associazione universitaria dei conservatori e non meno attivo fu il suo ruolo all’interno dell’associazione studentesca.

Nell’estate del 1937, H. si recava in Germania grazie a uno scambio tra studenti, e poté constatare di persona quale minaccia rappresentasse il regime nazista per il già fragile ordine europeo. L’anno seguente, il 1938, fu fondamentale nella sua formazione politica. Neville Chamberlain veniva a patti con la conquista italiana dell’Abissinia, mentre le forze inviate dai regimi fascista e nazista combattevano in Spagna per Francisco Franco. H., invitato dal governo repubblicano spagnolo come membro di una delegazione di studenti, fu osservatore della guerra civile spagnola e si convinse che il conflitto sarebbe presto dilagato. Nel settembre di quell’anno, Hitler e Chamberlain firmarono gli Accordi di Monaco, aprendo una spaccatura drammatica nel mondo politico britannico e nello stesso Partito conservatore. Quando Winston Churchill e Harold Macmillan decisero di condannare la scelta del governo, H. si schierò dalla loro parte. A Oxford, alle elezioni locali, H. si oppose all’elezione del candidato conservatore, Quintin Hogg, un fautore dell’appeasement, e sostenne il candidato laburista che aveva il vantaggio di essere proprio Lindsay, lo stimato rettore del suo college, il quale, però, sconfitta risultò sconfitto.

Nell’ambiente surriscaldato post Monaco, ebbe inizio l’amicizia tra H. e uno studente più giovane del Balliol College, Roy Jenkins. I due politici, nei decenni successivi, sarebbero stati molto lontani in politica interna, ma entrambi su posizioni europeiste. A Oxford, Jenkins fu testimone della vittoria di H. come presidente dell’Unione studentesca proprio in nome della sua opposizione all’appeasement. Nell’ultimo anno di università H. fu eletto presidente della Junior common room (JCR) a Balliol, assumendo la guida intellettuale degli studenti del college. Dopo di lui anche Denis Healey e Roy Jenkins avrebbero avuto lo stesso riconoscimento. Il futuro primo ministro concludeva gli studi universitari con risultati accademici positivi, se non eccezionali, ma anche con un’immagine pubblica che iniziava a affermarsi e ormai libero dalle insicurezze che lo avevano accompagnato all’arrivo a Oxford.

Nell’estate del 1939, H. e il suo compagno di studi, Madron Seligman, partirono per il continente, dirigendosi a Danzica, via Berlino, in Polonia e poi nuovamente in Germania, a Lipsia, dove li avrebbe raggiunti la notizia della firma del Patto tedesco-sovietico. H. riuscì a rientrare in Gran Bretagna (v. Regno Unito) soltanto due giorni prima della dichiarazione di guerra e si offrì immediatamente come volontario. L’ufficio reclute di Oxford lo raccomandò per l’artiglieria, ma la sua chiamata fu rinviata ed egli ebbe il tempo di recarsi negli Stati Uniti, insieme a altri rappresentanti di Oxford, presso alcune prestigiose università americane.

Soltanto nell’agosto del 1940, H. venne richiamato in artiglieria, ma fu costretto ad aspettare fino al 1944 per essere inviato sul continente. Alla fine dell’inverno, con il grado di maggiore, riceveva la sua prima responsabilità operativa che gli valse la promozione a tenente-colonnello. H. rimase comandante del secondo reggimento della compagnia onoraria di artiglieria per tre anni, dopo la fine della guerra.

Smobilitato nel 1946, H. era ancora fortemente attratto dall’idea di divenire direttore d’orchestra, ma quando ottenne un impiego al ministero per l’Aviazione civile, decise di dedicare tutto il suo tempo libero alla politica. Alla fine del 1947, quando H. fu scelto come candidato parlamentare presso il collegio elettorale di Bexley nel Kent, l’incarico al ministero divenne incompatibile con l’attività politica. In due casi precedenti (Ashford in Kent e East Fulham) il nominativo di H. era giunto nella rosa finale dei candidati tra i quali i direttivi locali del partito dovevano scegliere, ma la preferenza definitiva era caduta su altri. Questa volta, invece, a Bexley, H. aveva i requisiti professionali e personali per ottenere un risultato positivo, non ultime le sue origini modeste, particolarmente apprezzate in una area dove la base elettorale era composta – nelle parole degli stessi ambienti conservatori – da “gente comune”.

Nei due anni successivi, H. avrebbe avuto un’esperienza non particolarmente felice nel giornalismo confessionale, al “Church Times”, e un’altra assai più positiva, alla City, presso la Banca d’affari Brown, Shipley and Co. Con le elezioni del febbraio 1950, egli ottenne il seggio di Bexley, ma il suo partito restava all’opposizione.

Il primo discorso di H. alla Camera dei comuni, alla fine di giugno, quattro mesi dopo le elezioni, fu di critica alla posizione negativa del governo riguardo alla partecipazione al Piano Shuman. La scelta del tema e gli argomenti utilizzati a sostegno della tesi del coinvolgimento di Londra nel progetto di pacificazione franco-tedesco, guadagnarono a H. l’attenzione dei presenti e furono la prima manifestazione ufficiale delle sue convinzioni europeiste. Nuove e vecchie esperienze dirette della Germania avevano già convinto H. che la scelta europea di Bonn era irrevocabile. Egli credeva anche che Londra dovesse essere presente nella Comunità europea del carbone e dell’acciaio (CECA) per sostenere il processo di pacificazione politica in Europa del quale la prima Comunità era espressione.

In politica interna, l’attenzione di H. per i meccanismi della vita parlamentare non sfuggì al capo del gruppo parlamentare conservatore, Patrick Buchan-Hepburn, il quale già nel febbraio del 1951, gli chiedeva di divenire suo assistente. Quando il primo ministro Clement Richard Attlee annunciò la dissoluzione del Parlamento e la data del 25 ottobre per le elezioni, H. tornò a lavorare a tempo pieno e con maggiori mezzi alla sua seconda campagna elettorale. Si concludeva, in novembre, anche l’associazione di H. con Brown, Shipley and Co., alla City. Le elezioni portarono alla vittoria i conservatori, ma con una maggioranza molto ridotta. Nel maggio del 1952, H. veniva promosso vice capo del gruppo parlamentare conservatore, mentre il governo si trovava in difficoltà e si parlava insistentemente del declino fisico di Churchill, tornato ad assumere la carica di primo ministro.

Soltanto nell’aprile 1955 Anthony Eden avrebbe sostituito l’anziano leader conservatore, e nel maggio le elezioni davano alla maggioranza governativa un margine un po’ più ampio. Anche H., a Bexley, ampliava la sua base di consenso e in autunno, quando Patrick Buchan-Hepburn fu chiamato ad assumere responsabilità ministeriali, egli divenne capo del gruppo parlamentare conservatore.  QQ

Il futuro premier si trovò così a svolgere le mansioni di capogruppo nel corso della crisi di Suez, in un quadro di scarsa informazione proveniente dagli ambienti governativi, di estrema tensione politica nel paese e di ribellione nei ranghi parlamentari del partito. Eden si dimise nel gennaio del 1957. Il suo successore, Harold Macmillan, confermò H. nel suo incarico parlamentare e per i due anni e nove mesi che seguirono, fino alle elezioni dell’ottobre 1959, si stabilì un rapporto di completa fiducia tra capogruppo e primo ministro. Dopo le elezioni di fine 1959, H. fu nominato ministro del Lavoro, ma i tempi limitati del suo incarico (nove mesi) non si trattò di un’esperienza particolarmente significativa.

Nel gennaio del 1960 nasceva l’Associazione europea di libero scambio (European free trade association, EFTA) in competizione con i Trattati di Roma, firmati nel marzo del 1957. Allo stesso tempo, però, Macmillan incoraggiava l’ingresso nel governo di elementi favorevoli all’Europa comunitaria, come Arthur Christopher John Soames e Duncan Sandys. Alla guida del Foreign office andava Alec Douglas-Home, con H. al suo fianco, in qualità di Lord del Sigillo privato. In realtà, l’incarico principale del futuro primo ministro al Foreign office sarebbe stato quello di capo della diplomazia britannica a Bruxelles nel corso del primo negoziato per l’Adesione alla Comunità economica europea (CEE). Le critiche alla strategia britannica non mancarono, sia sotto il profilo della disponibilità a trattare sugli interessi del Commonwealth, sia per l’intreccio del negoziato con la trattativa tra John F. Kennedy e Macmillan sull’ipotesi di forza multilaterale, un disegno strategico al quale era ostile la Francia.

Il veto di Charles de Gaulle all’ingresso della Gran Bretagna nella Comunità arrivò il 14 gennaio del 1963 e colpì H. più di chiunque altro. Egli trasse dall’esperienza tre convinzioni: in primo luogo, la Gran Bretagna non doveva tornare sulla sua scelta di aderire alla Comunità; in secondo luogo, la Francia era l’unica responsabile di aver interrotto la trattativa; infine, era necessario continuare il lavoro interno di “avvicinamento” alla CEE. Per il suo impegno nel corso del negoziato, H. ottenne il Premio Carlomagno.

Il 1964 fu un anno molto difficile per il governo conservatore di Macmillan, il quale si sarebbe dimesso sulla scia degli scandali, in particolare quello che coinvolse John Profumo, segretario di Stato alla guerra. Nel nuovo governo Home (divenuto Sir Alec Douglas-Home), H. fu nominato segretario di Stato per l’Industria, il Commercio e lo Sviluppo regionale. Si trattava di un ministero di nuova creazione che mirava al coordinamento della politica regionale. H. si impegnò a fondo in questo settore, sia a livello centrale, sia a livello locale. La conoscenza diretta dei problemi regionali maturata da H. in quella fase si sarebbe rivelata estremamente utile nel corso del negoziato di adesione che egli coordinò, successivamente, come primo ministro.

Alla fine del 1964 il Partito conservatore perdeva le elezioni e tornava all’opposizione. Dopo le dimissioni di Douglas-Home e una campagna elettorale interna al partito il cui esito non era affatto scontato (il favorito doveva essere Reginald Maudling), H. fu chiamato alla guida del Partito conservatore nel luglio del 1965: il più giovane leader di partito dal 1868. Poco conosciuto dall’elettorato nazionale, egli aveva invece una familiarità straordinaria con le logiche interne di partito e i meccanismi parlamentari.

La seconda domanda di adesione alla CEE fu annunciata da Harold Wilson, ai Comuni, il 2 maggio 1967, ma si scontrò, ancora una volta, con il veto di de Gaulle. Soltanto nel dicembre del 1969, alla Conferenza dell’Aia, il suo successore, Georges Pompidou, annunciava che la Francia era pronta ad accettare il primo Allargamento della CEE. Questo significava che al ritorno dei conservatori al governo, nel giugno del 1970, le possibilità di successo della candidatura britannica, ripresentata in questo nuovo clima europeo, erano cresciute notevolmente. Il ruolo di coordinamento e di indirizzo politico esercitato da H. nel corso di questo negoziato fu di grande importanza. Grazie al nuovo contesto europeo e alla posizione europeista del governo britannico e della sua diplomazia, la trattativa superò numerosi ostacoli e si concluse con la firma del Trattato di adesione nel gennaio del 1972. Si trattò per H. di un grande successo politico-diplomatico, seguito dall’approvazione parlamentare, ottenuta alla Camera dei Comuni il 28 ottobre del 1971.

Difficoltà assai maggiori incontrò l’azione politica di H. in politica interna, in particolare il suo tentativo di varare uno statuto delle relazioni industriali. Il sindacato si oppose e anche le rappresentanze industriali non reagirono positivamente a uno schema rigido che non era il risultato di una trattativa tra le parti sociali. Questo esordio sfortunato pesò sulla trattativa sindacale tra governo e sindacati. Nel 1972, il sindacato nazionale dei minatori proclamò uno sciopero che mirava ad aumenti salariali ben superiori ai limiti stabiliti dal governo. Un’altra disputa con i minatori, nell’autunno del 1973, si concluse con la dichiarazione dello stato d’emergenza e la riduzione a tre giorni della settimana lavorativa. Lo sciopero ebbe l’effetto di rendere necessarie elezioni anticipate, dalle quali H. sperava di uscire rafforzato nel confronto con il sindacato. Al contrario, l’elettorato lo ritenne responsabile della crisi in atto e cominciò a spostarsi verso il Partito laburista. Quest’ultimo otteneva il successo elettorale nel febbraio del 1974. H. tentò comunque di creare un governo di coalizione con il Partito liberale, ma senza successo. In seguito alle sue dimissioni, all’inizio di marzo, il laburista Harold Wilson tornava al governo con la dichiarata intenzione di mettere in discussione la presenza britannica nella CEE, ma il referendum sull’Europa, l’anno successivo, confermava l’adesione della Gran Bretagna alla Comunità.

Ma la Gran Bretagna entrava formalmente nella Comunità proprio nel gennaio del 1973, e cioè all’inizio di una fase estremamente problematica caratterizzata da fattori economico-politici interni e internazionali di segno negativo. Nell’ottobre, i conservatori subivano una seconda sconfitta elettorale: H. si dimetteva da leader del partito e Margaret Thatcher ne assumeva la guida. H. rimase parlamentare della circoscrizione di Bexley e Sidcup fino al suo ritiro definitivo dalla politica nel 2001. Al termine della sua carriera politica era insignito del titolo di “Father of the House”, un riconoscimento concesso al parlamentare con maggiore anzianità politica alla Camera dei comuni. Nel 1992, la Regina gli concedeva la massima onorificenza, l’Ordine della Giarrettiera.

Ilaria Poggiolini (2010)




Heidi Hautala




Heineman, Dannie

H. (Charlotte, North Carolina 1872-Greenwich, Connecticut 1962) trascorse gran parte della sua vita professionale in Belgio come amministratore della Société financière de transports et d’entreprises industrielles (Sofina). In questa veste segnò profondamente la storia economica, finanziaria e industriale del paese. I suoi genitori, ebrei di origine tedesca, emigrarono negli Stati Uniti intorno al 1870 per promuovere un’azienda di tabacco da masticare. Nel 1880, dopo la morte del padre, il giovane H. raggiunse Hannover, città natale della madre, dove continuò gli studi alla Technische Hochschule laureandosi nel 1894. Dapprima lavorò presso la ditta Schuckert, poi all’Union Elektrizitäts-Gesellschaft di Berlino – impresa legata alla General Electric americana, per la quale H. studiò l’elettrificazione delle tranvie a Liegi e a Napoli e la costruzione di una centrale a Coblenza – e nel 1901 fu chiamato da Ernest Urban, presidente della Société générale belge d’entreprises électriques, ad assumere la direzione della filiale Matériel et installation électriques G. Bohy che avrebbe costruito, tra l’altro, le centrali di Saint-Gilles, Gand e Bruxelles nonché le tranvie di Bruxelles. Nel 1905, notato dal senatore Victor Fris, H. fu invitato ad assumere la direzione della Société financière de transports et d’entreprises industrielles (Sofina). Fu una scelta intelligente, perché questa modesta società a portafoglio – creata nel 1898 per iniziativa del tedesco Emil Rathenau, presente nel settore delle tranvie come filiale del trust tedesco dell’elettricità Allgemeine Elektrizitäts-Gesellschaft (AEG) – avrebbe avuto per impulso di H. uno sviluppo e una diffusione prodigiosi a livello internazionale.

L’ingegnere americano capì prontamente che l’avvenire del settore elettrico era legato non solo allo sviluppo della produzione dell’energia propriamente detta, ma anche allo sfruttamento delle sue diverse applicazioni. La Sofina divenne una società di gestione capace di creare servizi tecnici e di assumere il controllo di imprese concorrenti. Tra il 1905 e il 1914 H. estese le attività della Sofina alla maggior parte dei paesi europei e dell’America latina grazie alla produzione di elettricità e alla costruzione di reti tranviarie: Barcellona (1905), Bilbao e Szegedin (1906), Buenos Aires (1907), Bologna (1909), Rosario e Costantinopoli (1911), Bangkok (1912), Lisbona (1913). Nel 1913 assunse la direzione del consiglio d’amministrazione della Sofina, divenuta un trust internazionale di grande prestigio.

Durante la Grande guerra H. mandò avanti le sue diverse attività industriali, preoccupandosi anche della disastrosa situazione del Belgio occupato. In seguito alla richiesta dell’ambasciatore americano a Bruxelles, Brand Whitlock, si occupò del rimpatrio dei suoi compatrioti e si interessò anche delle sorti della popolazione civile minacciata dalla carestia. Con il sostegno degli ambasciatori americano e spagnolo nella contribuì alla creazione di due istituzioni incaricate dell’approvvigionamento della popolazione: il Comité national de secours et d’alimentation (CNSA), animato dall’industriale Ernest Solvay e dal banchiere Emile Francqui, in collaborazione con la Commission for relief in Belgium (CRB) dell’americano Herbert Hoover. Dopo aver ottenuto dalle autorità occupanti tedesche la garanzia dell’effettiva distribuzione dei viveri in Belgio, H. mise a disposizione del Comité d’alimentation della CRB una parte degli uffici della Sofina, situati in rue de Naples a Ixelles, e della Compagnie mutuelle de tramways. Dopo essersi allontanato da Francqui, H. dovette affrontare una campagna di stampa nazionalista e un processo intentato da alcuni uomini d’affari belgi, che gli rimproveravano i legami con l’industria elettrica tedesca in qualità di membro del consiglio d’amministrazione dell’AEG. H. ottenne un non luogo a procedere, ma dovette dimettersi dalla presidenza della Sofina e da numerosi altri consigli aziendali tra cui, in particolare, quello della Compagnie mutuelle de Tramways. Se la nazionalità americana lo salvaguardò durante l’occupazione, le sue origini tedesche, la difesa degli interessi rappresentati dalla Sofina e le agevolazioni ottenute dagli occupanti suscitarono talvolta forti sospetti. Ciononostante, alla fine della guerra H. rilanciò l’espansione della Sofina all’estero, acquisendo da una compagnia tedesca la gestione tecnica e finanziaria di importanti società di elettricità attive nell’America del Sud ponendole sotto il controllo di una società spagnola fondata nel 1920, la Compañia hispano-americana de electricidad (Chade), e partecipò alla creazione della Sidro, assicurandosi il controllo della Barcelona Traction Light and Power Cy, della Mexico Tramways Cy, poi della Mexican Light and Power Cy.

Parallelamente H. sviluppò le attività del gruppo in Belgio, creando la Société d’électricité de la Région de Malmédy (Serma) e costruendo le prime installazioni idroelettriche del paese. Nel quadro della razionalizzazione del settore elettrico belga strinse un accordo di collaborazione con la Société générale de Belgique e partecipò alla creazione di un consorzio dei diversi gruppi azionari della società Electrobel. Fondò anche, a partire dall’Union électrique e dalle Usines Carels Frères, la Société d’électricité et de mécanique, che assorbirà le officine di costruzione elettrica Van de Kerchove. Infine, nel 1920 contribuì alla creazione della Compagnie international pour la fabrication mécanique du verre, in collaborazione con la Société Générale de Belgique e la Banque de Bruxelles, e pubblicò uno studio dal titolo An International Clearing House, in cui proponeva la creazione di un istituto centrale di credito interno alla Società delle Nazioni.

Dalla metà degli anni Venti H. si interessò dei problemi legati alla ricostruzione economica europea e del progetto di federazione del continente (v. Federalismo). Le sue riflessioni relative allo sviluppo del settore elettrico non mancarono di esercitare una qualche influenza sul ceto dirigente del paese. Consigliere ufficioso dei sovrani Alberto I e Leopoldo III, H. conosceva bene Émile Vandervelde, capo del Parti ouvrier belge (POB), e nel consiglio d’amministrazione della Sofina sedeva regolarmente a fianco di due grandi personaggi politici cattolici, Paul van Zeeland e Aloïs Van de Vijvere. Inoltre, fornì un sostegno tutt’altro che trascurabile alla Section belge de l’Union Paneuropéenne (UBSPE) (v. anche “Paneuropa”), che si stabilì in Belgio nel maggio 1926 in seguito ad una conferenza tenuta alla Fondation Universitaire dal carismatico conte Richard Coudenhove-Kalergi. Come tesoriere della sezione belga – che annoverava anche Jules Destrée, Frans van Cauwelaert, Paul-Emile Janson e Aloïs van de Vijvere –, H. appariva molto vicino a Coudenhove-Kalergi, con il quale intrattenne una fitta corrispondenza. Nel quadro delle attività paneuropee della sezione belga l’ingegnere incontrò Francis Delaisi, all’epoca segretario del comitato francese di Paneuropa. Affascinato dalle idee che l’economista francese aveva brillantemente esposto nel saggio Les contradictions du monde moderne (1925), H. invitò Delaisi a pubblicare uno studio sull’elettricità fornendogli i dati e le risorse materiali necessari alle sue indagini nei diversi paesi. Il 28 settembre 1927 scrisse a Coudenhove-Kalergi: «Poiché è soprattutto lo sviluppo dell’elettricità che svolgerà un ruolo preponderante non solo nell’economia nazionale, ma anche nell’economia e nelle relazioni internazionali, credo che un libro del genere, ben concepito e ben compreso, potrà essere d’aiuto al riavvicinamento tra i popoli almeno in certi settori». Les deux Europes, che uscì a Parigi nel 1929 con la prefazione di H., si pronunciava a favore di un avvicinamento fra uomini d’affari, economisti e tecnici per creare una sinergia in grado di contrastare gli effetti della crisi economica, e dimostrava che un’Europa dell’elettricità era suscettibile di colmare il divario fra l’Europa industrializzata e l’Europa agricola (v. Heineman, 1929, pp. 18-19). Se pure quest’opera non fu stampata sotto l’egida del movimento paneuropeo come si era ipotizzato nel 1927, la rivista “Paneuropa” ne pubblicò ampi stralci.

H. tornò più diffusamente sulle sue idee in occasione di due conferenze tenute alla fine del 1930 a Colonia e a Barcellona: «Abbassando il prezzo di costo dei prodotti manufatti, aumentando la produzione e il potere d’acquisto delle popolazioni agricole, l’elettricità può ristabilire l’armonia economica spezzata tra le due Europe. Lo squilibrio provocato dal cavallo-vapore sarà risanato dal kilowatt […] Sono convinto e vi vorrei convincere che una felice combinazione della tecnica elettrica con la tecnica delle strade e dei trasporti e con la tecnica del credito è sufficiente a raddoppiare in qualche anno il benessere e il potere d’acquisto di 140 milioni di contadini nell’Europa orientale e mediterranea. […] Un’intesa europea è necessaria. E si farà» (v. Heineman, 1931, pp. 40-43, 53).

Se «l’ingegnere americano è estraneo alle faccende politiche», come affermava Émile Vandervelde in “L’Avenir social” del novembre-dicembre 1929, era anche innegabile la sua notevole influenza sui ceti dirigenti del paese. Del resto, le sue idee furono riprese nella nota indirizzata dal governo belga al Comitato di studi per l’Unione europea della Società delle Nazioni, che si riunì a Ginevra nel gennaio 1931 in relazione al Piano Briand. Fernand Vanlangenhove, amico di H. e segretario generale del ministero degli Affari esteri, provvide a far inviare una copia dell’Esquisse d’une Europe nouvelle, pubblicato a Bruxelles nel 1931, ad ognuna delle sedi diplomatiche del Belgio in Europa. Il senatore socialista Henri Rolin non mancava di rilevare in una nota indirizzata al POB sul memorandum di Briand (11 giugno 1930) che Irénée Van der Ghinst, vero cardine dell’europeismo in Belgio, gli aveva segnalato l’applicazione speciale suggerita da un grande capitano d’industria belga, H., in un Rapporto della Sofina del 24 aprile 1930: «L’elettricità deve valorizzare le forze inestinguibili delle risorse idrauliche, ricavarne tutta l’energia possibile, fissando riserve regolatrici, compensazioni fra bacini idrografici, interconnessioni con le centrali termiche. Il giorno in cui le reti nazionali dell’elettricità saranno collegate fra loro in tutta l’Europa industriale, potenti centrali termiche si appoggeranno sui grandi castelli d’acqua dell’Europa. La Svezia e la Finlandia da una parte, i Pirenei, le Alpi, i Carpazi dall’altra – e l’elettrificazione di un continente sarà assicurata con un minimo di spreco».

Al di là delle sue riflessioni sull’elettrificazione del continente europeo, è interessante notare come H. lavorasse agli studi e al finanziamento delle opere idroelettriche sulla piattaforma girevole della rete elettrica francese (1931) e desse un importante contributo alla creazione di un consorzio internazionale per la gestione della Berliner Kraft und Licht A.G. Nel 1938 fece entrare la Sofina nel capitale di un’impresa americana di servizi pubblici, la Middle West Corporation. Da questo momento e fino alle soglie della Seconda guerra mondiale, H. organizzò la protezione dei beni della Sofina e fornì il suo sostegno agli ebrei perseguitati dal regime nazista – ne beneficiano, tra gli altri, Albert Einstein e Konrad Adenauer. Nel luglio 1940 tornò negli Stati Uniti, dove dopo il 1945 cercò di opporsi al tentativo di un gruppo spagnolo di impadronirsi della Barcelona Traction. Lavorò ancora alla riorganizzazione finanziaria e tecnica della Mexican Light and Power Cy, alla razionalizzazione del settore elettrico francese e al progetto di fusione delle società Electrobel e Sofina (1954).

Difficile da definire, l’influenza dell’ingegnere americano trascende senz’altro il ristretto quadro cronologico del periodo fra le due guerre: molto vicino ad Adenauer negli anni Trenta, il suo progetto di un’Europa dell’elettricità prefigurava in un certo senso le realizzazioni europee successive al 1949, come la Comunità europea del carbone e dell’acciaio (CECA). Ma questo fervente promotore di una federazione europea fondata su un’integrazione settoriale si rammaricava spesso di non essere ben compreso: «Ma penso che forse alcuni di voi si stupiranno nel sentirmi parlare a favore della Federazione europea. Molti in effetti si immaginano che se l’Europa deve unirsi, è soprattutto per difendersi dalla Federazione americana, per lottare contro quella che viene definita l’egemonia americana. La natura umana è fatta in modo tale per cui la maggior parte degli uomini non concepisce l’unione se non per combattere» (v. Heineman, 1931).

Geneviève Duchenne (2010)




Heinemann, Gustav Walter

H. (Schwelm 1899-Essen 1976) crebbe in un ambiente familiare medio-borghese. Conseguito nel 1917 il diploma di maturità a Essen, evitò il servizio di leva a causa di un disturbo cardiaco. Dopo la guerra studiò giurisprudenza, scienze politiche, economia politica e storia presso le università di Münster, Monaco, Gottinga, Berlino e Marburg. Dal 1919 si impegnò politicamente a Marburg nel gruppo studentesco del partito liberale Deutsche demokratische Partei (DDP) istituito da Friedrich Naumann (1860-1919). In questo ambiente strinse amicizia con tre personalità, che lo accompagnarono nel corso della sua vita. La prima fu Wilhelm Röpcke (1899-1966), che divenne in seguito professore di economia politica ed elaborò la teoria dell’economia sociale di mercato. Anche il capogruppo della DDP a Marburg, Ernst Lemmer, fu amico di H. Lemmer in seguito fondò nel 1945 il Partito democratico cristiano (Christlich-demokratische Partei, CDU) nella zona d’occupazione sovietica, e nella Repubblica federale della Germania divenne ministro nel governo di Konrad Adenauer. Infine strinse amicizia col capo di un gruppo studentesco socialista, Viktor Agartz (1897-1964), che dopo il 1945 divenne il primo teorico d’economia del Partito socialdemocratico della Germania (Sozialdemokratische Partei Deutschlands, SPD), nonché un alto funzionario della Confederazione dei sindacati tedeschi (Deutscher Gewerkschaftsbund, DGB).

Nel 1921 H. superò il primo esame di Stato in giurisprudenza, conseguì il dottorato in scienze politiche e iniziò il suo praticantato come giurista. Nel 1928 divenne procuratore e consulente legale delle Rheinische Stahlwerke a Essen, del cui consiglio di amministrazione fece parte successivamente, e cioè dal 1936 al 1948. Dal 1933 al 1939 ebbe inoltre un incarico d’insegnamento presso l’Università di Colonia.

Convertitosi al cristianesimo, nel 1930 H. aderì al partito protestante Christlich-Sozialer-Volksdienst e nel 1933 fu eletto presbitero della sua parrocchia, carica che ricoprì fino al 1948.

Dopo l’avvento al potere dei nazionalsocialisti nel 1933 nacque il movimento dei Cristiani tedeschi (Deutsche Christen), che divenne uno strumento di controllo da parte del regime sulle Chiese protestanti. Contro questa infiltrazione nazista nell’ambiente riformato si formò un movimento di Resistenza, la Chiesa confessante (Bekennende Kirche), che con esplicito riferimento alla confessione biblica rifiutò categoricamente ogni intromissione dello Stato negli affari ecclesiali e parrocchiali. In occasione del primo sinodo della Chiesa confessante nel maggio del 1934 a Wuppertal-Barmen, H. incontrò il teologo svizzero Karl Barth, che esercitò su di lui una forte influenza teologica e politica.

H. partecipò alla stesura della cosiddetta “Dichiarazione di Barmen” della Chiesa confessante, e aderì al consiglio a capo del movimento, dove svolse soprattutto funzioni giuridiche. Le sue attività nella Chiesa confessante lo misero in stretto contatto con i maggiori esponenti della resistenza ecclesiale, come Martin Niemöller, Johannes Lilje, Helmut Gollwitzer, Heinrich Albertz. I rapporti di H. con queste personalità, le quali svolsero poi nella Repubblica Federale Tedesca funzioni cruciali nella ristrutturazione delle Chiese protestanti, continuarono anche nel dopoguerra, nonostante alcuni diverbi politici.

I crescenti conflitti all’interno del movimento e la divergenza di opinioni sulle forme di azione che avrebbero dovuto opporsi al nazismo, delusero H. Seguendo Barth, egli aveva sempre considerato la resistenza contro il nazismo tanto importante quanto la riformazione e perciò credeva fermamente che l’unità delle Chiese protestanti fosse indispensabile per la resistenza stessa.

Nell’agosto del 1938 H. abbandonò le sue cariche nella Chiesa confessante e si dedicò alle sue funzioni a livello parrocchiale. Rimase inoltre nella presidenza dell’Associazione cristiana dei giovani di Essen dal 1937 al 1950. Partecipò nell’autunno del 1945 alla stesura della dichiarazione di colpa (Stuttgarter Schuldbekenntnis), con la quale le Chiese evangeliche tedesche ammisero pubblicamente di non essersi opposte in modo efficace e sufficiente al nazionalsocialismo. Nell’estate del 1945 H. entrò a far parte del vertice della Chiesa evangelica della Renania, e nell’agosto fu eletto membro del consiglio della Chiesa evangelica tedesca (Evangelische Kirche in Deutschland, EKD) di cui fu presidente dal 1949 al 1955.

Dal 1948 al 1962 H. fu membro della commissione degli affari internazionali del Consiglio ecumenico delle Chiese a Ginevra. Benché avesse sempre sostenuto di voler mantenere il distacco tra l’attività politica e l’appartenenza alla chiesa, cercò nel dopoguerra di proseguire nella sua carriera politica, che fu influenzata sin dall’inizio dalle sue convinzioni religiose.

Nel 1945 le forze d’occupazione britanniche designarono H. sindaco di Essen. Nello stesso anno H. fu tra i fondatori della Unione democratica cristiana (Christlich-demokratische Union, CDU) di Essen. Sindaco fino al 1949, dal 1947 al 1950 fu deputato del consiglio della Renania settentrionale-Vestfalia, dove dal 1947 fu anche ministro della Giustizia. Tuttavia H. abbandonò il suo posto al ministero già nel 1948 per dedicarsi appieno ai suoi impegni comunali e alle sue funzioni ecclesiastiche. Per lo stesso motivo rifiutò nel 1948 anche una nomina a membro del Consiglio parlamentare, l’assemblea incaricata della stesura della nuova Costituzione.

Altrettanto decisamente H. respinse l’idea di Adenauer di proporlo a una candidatura per le prime elezioni nazionali nell’agosto del 1949. Partecipò, però, attivamente alla campagna elettorale della CDU, ritenuta da lui l’unico partito eleggibile per gli evangelici. Nonostante i suoi precedenti rifiuti, H. accettò la carica di ministro degli Interni nel primo gabinetto di Adenauer.

Il rapporto di H. con Adenauer fu fin dall’inizio molto teso. Riguardo sia alla politica estera sia a quella con la Germania orientale, le loro posizioni rimasero inconciliabili. H. diede sempre la priorità assoluta alla Riunificazione tedesca, mentre Adenauer accelerò l’integrazione della Germania occidentale con gli altri paesi occidentali (v. Integrazione, teorie della; Integrazione, metodo della). Presto emersero conflitti insuperabili a causa della doppia carica di H. di presidente della Chiesa evangelica tedesca e di ministro nel gabinetto di Adenauer. Nell’EKD, che era ancora rimasta fra le poche istituzioni presenti sia nella Germania occidentale sia in quella orientale, H. cercò di preservare l’unità della Germania e perseguì una politica di distensione. Tuttavia, come ministro H. fu costretto ad avallare la politica del suo cancelliere e cioè ad appoggiare l’integrazione occidentale della Repubblica Federale Tedesca (RFT), che cementò la divisione della Germania. Perfino l’adesione della RFT al Consiglio d’Europa sollevò forti dubbi in H.

La rottura definitiva nel rapporto con Adenauer fu provocata, però, in seguito alla questione del riarmo della RFT. H., come pacifista e funzionario ecclesiale, aveva sempre condannato i tentativi di riarmo della Germania orientale e occidentale. Egli sostenne il piano, lanciato dal celebre pastore Martin Niemöller, di rendere neutrale la Germania unita sotto il controllo delle Nazioni unite. Quando Adenauer offrì, di propria iniziativa e senza avere preliminarmente conferito col suo gabinetto, un contributo militare tedesco alle potenze occidentali, H. si dimise dalla sua carica. Era l’ottobre del 1950. Nel novembre del 1951 fondò insieme alla presidentessa del partito cattolico del Centro, Helene Wessel, l’Unione d’emergenza per la pace europea (Notgemeinschaft für den Frieden Europas, NG), un movimento al di fuori dei partiti che riuniva tutti coloro che avversavano il riarmo tedesco.

Dopo la ratifica del Trattato tedesco nel maggio del 1952, che rese definitiva l’integrazione politica e militare della RFT nelle forze occidentali, la NG si sciolse. H. lasciò nell’ottobre del 1952 il CDU e fondò nel mese successivo insieme a Helene Wessel un piccolo partito cristiano di sinistra, il Partito popolare della Germania unita (Gesamtdeutsche Volkspartei, GVP).

Riguardo alla politica estera la GVP seguì una linea opposta a quella di Adenauer, mentre per quanto concerne la politica interna e il programma economico, non riuscì a sviluppare un proprio profilo. Inoltre il tentativo di una collaborazione della GVP con il partito socialdemocratico (SPD) fallì e nelle elezioni nazionali essa raggiunse soltanto l’1,2% dei voti, rimanendo esclusa dalla Camera dei deputati.

Nondimeno H. continuò a cercare l’appoggio per la GVP da parte di vari partiti e di diverse organizzazioni. Insieme alla SPD iniziò nel novembre del 1954 “L’azione della Germania unita” (Gesamtdeutsche Aktion) che deliberò nel gennaio del 1954 il cosiddetto “Manifesto tedesco”, contrario alla ratifica dei Trattati di Parigi. Il suo forte impegno politico verso il neutralismo provocò l’avversione da parte dei circoli conservatori della EKD, che chiesero le dimissioni di H. Nel sinodo del 1955, in cui egli chiese l’appoggio ecclesiastico per supportare la sua politica, H. non fu più eletto presidente della EKD, riuscendo però a rimanere al vertice della confederazione.

Alla sconfitta nella EKD si aggiunse poco dopo la sconfitta politica. Con la ratifica del Trattato di Parigi in Parlamento e l’integrazione militare della RFT nell’Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico (NATO), nonché una serie di sconfitte elettorali a livello regionale, la GVP si sciolse nel maggio del 1957. Il vertice del partito consigliò ai membri di aderire alla SPD. Oltre a H., il quale entrò subito nel vertice della SPD, aderirono al Partito socialdemocratico anche Helene Wessel, Erhard Eppler, Johannes Rau e Diether Posser.

Uno dei primi discorsi di H. come membro della SPD alla Camera dei deputati nel gennaio 1958 verteva sulla politica dell’integrazione occidentale di Adenauer. Benché fosse in genere favorevole all’avvicinamento della Germania Ovest all’Occidente, H. temeva che si verificasse un ulteriore peggioramento nei rapporti con i paesi comunisti e che fallisse ogni tentativo di riunificazione della Germania. Questo celebre discorso, che ebbe un largo consenso pubblico, gli permise l’ascesa al vertice della SPD.

H. partecipò attivamente alla riforma del programma della SPD nel 1959 (il programma di Godesberg), con la quale il partito abbandonava la dottrina marxista e si trasformava in un partito popolare. Nei primi anni H. continuò a opporsi al riarmo nucleare delle forze militari tedesche, pur non riuscendo a promuovere un referendum contrario al riarmo. Inoltre, non poté imporre al partito il suo piano, elaborato insieme a Herbert Wehner nel 1959, per l’unificazione della Germania, da realizzare attraverso un processo graduale di costituzione della Germania come paese neutrale. Con il programma di Godesberg, H. accettò infine l’avvicinamento della politica estera dei socialdemocratici alle posizioni del governo di centrodestra. La politica tedesca e quella estera rimasero al centro del suo interesse: dal 1957 al 1969 fu eletto nella SPD alla Camera dei deputati, e fece parte dal 1957 fino a 1967 delle commissioni per gli Affari esteri, per la Politica tedesca e per gli Affari di Berlino in Parlamento. Durante la Grosse Koalition (grande coalizione) di CDU-CSU e SPD, H. divenne ministro della Giustizia del governo Kiesinger-Brandt (v. Kurt Georg Kiesinger, Willy Brandt).

All’iniziativa di H. risaligono le importanti riforme del diritto penale e del diritto penale politico, nonché l’annullamento della prescrizione dei crimini nazisti. Durante le contestazioni giovanili della seconda metà degli anni Sessanta, H. difese la liberalizzazione della giustizia di fronte a una opinione pubblica che richiedeva pene più severe e persino la pena di morte.

Inoltre, benché il suo carattere antiautoritario lo portasse a comprendere i fini della rivolta giovanile e lo spingesse a cercare il dialogo, egli respinse categoricamente ogni forma di violenza. Proprio per le esperienze vissute durante la Repubblica di Weimar, H. riteneva fondamentali la difesa e protezione dello Stato di diritto; perciò fu uno dei maggiori fautori della discussa ratifica delle leggi speciali (Notstandsgesetze) nel maggio 1968, che autorizzavano le forze dello Stato a intervenire nello stato d’emergenza esterna o interna.

Nel 1969 H. fu proposto dalla SPD come candidato per le elezioni anticipate del nuovo Presidente della Repubblica, mentre la CDU nominò l’ex ministro degli Affari esteri Gerhard Schröder. Nel 5 marzo 1969 H. fu eletto nel terzo scrutinio con la maggioranza semplice e con i voti del partito liberale di opposizione FDP (Freie demokratische Partei). H. fu il primo socialdemocratico a essere eletto nel 1° luglio del Tale elezione fu il simbolo e l’inizio di un cambiamento politico che si espresse in seguito con la formazione del governo socialdemocratico-liberale di Willy Brandt e Walter Scheel nel settembre dello stesso anno.

H. fu senz’altro un presidente molto discusso, in quanto fu decisamente più politico dei suoi predecessori, pur esercitando la carica con eguale imparzialità. Durante il periodo dell’Ostpolitik di Brandt, H. si dedicò esplicitamente alla riconciliazione dei rapporti con i paesi occidentali di inferiore importanza geopolitica. Quando la riconciliazione con la Francia era già in uno stato avanzato, H. cercò la riappacificazione con i paesi vicini più piccoli che erano stati vittime della Germania nazista e nei quali erano rimasti forti risentimenti contro il paese. Le sue visite ufficiali nei Paesi Bassi (1969), in Danimarca (1970 e 1972), in Norvegia (1970), in Lussemburgo (1973) e in Belgio (1974) furono successi politici internazionali, che migliorarono notevolmente i rapporti fra tali paesi e la RFT.

Box → Gustav Heinemann e la riunificazione tedesca

Da menzionare sono anche il costante impegno di H. per la comprensione fra i popoli e la pace – a una sua iniziativa si deve nel 1970 la fondazione della società per la ricerca sulla pace e sui conflitti (Gesellschaft für Friedens- und Konfliktforschung). Inoltre H. si impegnò a diffondere una coscienza più profonda delle radici storiche della democrazia in Germania: in questo contesto cercò di rivalorizzare le tradizioni democratiche e i movimenti tedeschi per la lotta per la libertà dell’Ottocento.

H. fu il primo Presidente a rifiutare la seconda carica. Il 30 giugno 1974, una volta portato a termine il suo mandato, si ritirò definitivamente dalla politica.

Christian Wehlte




Heinrich Aigner




Heinrich L




Heinrich von Brentano




Hellwig, Fritz

H. (Saarbrücken 1912) dopo la maturità studia filosofia, economia, scienze dello Stato e storia nelle città di Marburgo, Vienna e Berlino. Nel 1933 consegue il dottorato di ricerca, discutendo una tesi sulla politica renana di Napoleone III. Tre anni dopo, nel 1936, ottiene a Heidelberg l’idoneità all’insegnamento, discutendo una ricerca sull’industriale Carl Ferdinand von Stumm-Halberg, anche lui originario del Saarland. Di H. l’economista Ludwig Bernhard dirà: «Non ho mai conosciuto uno storico che capisse così tanto di economia». Dal 1933 al 1939 H. ricopre importanti incarichi direttivi presso la Camera dell’Industria e del Commercio di Saarbrücken, nonché all’interno di alcune organizzazioni di produttori di acciaio. Nel 1943 viene chiamato sotto le armi: milita, sia pure per pochi mesi nella Wehrmacht, prima di cadere prigioniero degli alleati in Italia, presso Volturno. Sempre nel 1943 viene trasferito in un campo di prigionia negli Stati Uniti, a Oklahoma, dove resterà fino al 1947. Al suo rientro in Germania, H. aderisce alla Christlich-demokratische Union (CDU) e diventa membro della Commissione per la politica economica per il Rheinland. Viene subito incaricato di confutare, sul piano scientifico, la ratio del piano di Hervé Alphand, che prevedeva lo smantellamento e il trasferimento degli impianti carbosiderurgici della Saar in Lorena. H. è tra coloro che pensano di risolvere il problema della contesa per le risorse minerarie della Saar su base regionale, nell’ambito di una più ampia logica integrazionista. Una versione corretta e rielaborata della sua analisi del 1947 verrà pubblicata nel 1954 (v. Hellwig, 1954).

H. partecipa, dunque, sin dall’inizio all’elaborazione dei piani per l’europeizzazione dei settori del carbone e dell’acciaio, che culmineranno con la creazione della Comunità europea del carbone e dell’acciaio (CECA) nel 1951. In particolare, la rilevanza del contributo di H. alla determinazione della posizione del governo tedesco nei confronti del Piano Schuman emerge anche da un rapporto da lui redatto il 15 maggio 1950, che verrà sottoposto all’esame della Commissione per la politica economica e del gruppo parlamentare della CDU. Come ulteriore riconoscimento per le sue competenze scientifiche e gestionali, nel 1951 gli viene assegnata la direzione dell’Istituto delle ricerche industriali di Colonia; incarico che ricoprirà fino al 1959.

Eletto al Bundestag nel 1953, nello stesso anno viene nominato dal governo tedesco come rappresentante delegato presso il Consiglio d’Europa. Da qui H. contribuisce al dibattito sul “rilancio europeo” con uno studio sul famoso “rapporto Spaak” (v. Spaak, Paul-Henri), scritto a quattro mani assieme al collega britannico, nonché futuro presidente della Commissione europea, Roy Jenkins, che verrà discusso nel settembre 1956 a Vienna.

Tuttavia, è nel 1959 che la carriera europea di H., nel frattempo diventato membro del Parlamento europeo, segna un momento di svolta, allorché, su designazione di Konrad Adenauer, entra a far parte dell’Alta autorità della CECA. Qui rimane fino all’entrata in vigore del trattato sulla cosiddetta “fusione degli esecutivi”. Nel 1967 ottiene, infine, il posto di vicepresidente della Commissione europea. Si tratta della Commissione presieduta dal belga Jean Rey, nei confronti del quale H. nutre una profonda ammirazione. Negli ultimi tre anni della sua carriera al servizio delle Istituzioni comunitarie, H. presiede il gruppo di lavoro incaricato di preparare i negoziati di adesione del Regno Unito, della Norvegia, della Danimarca e dell’Irlanda. Nel 1970 termina il suo mandato presso la Commissione.

Privo di una spiccata fisionomia politica, H. rientra nella categoria dei cosiddetti “esperti di settore” chiamati a dare corpo e realtà ai Trattati istituivi delle Comunità europee. Allo stesso tempo, H. può essere considerato un fedele interprete del momento sovranazionale, come quando, a partire dall’aprile 1966, si farà portavoce di un’iniziativa per una ristrutturazione interna alla Commissione, allo scopo di salvaguardare il principio di collegialità dinanzi alle crescenti difficoltà dei singoli commissari di spaziare oltre l’ambito dei loro compiti specifici (v. Hellwig, 2004).

Gabriele D’Ottavio (2012)




Helmut Josef Michael Kohl




Helmut Schmidt