1

Programma europeo per la mobilità degli studenti universitari

La prima fase del programma di azione comunitaria in materia di mobilità degli studenti universitari European action scheme for the mobility of university students (ERASMUS, Programma europeo per la mobilità degli studenti universitari) venne adottata dal Consiglio dei ministri, sulla base degli articoli 128 e 235, il 15 giugno 1987.

Contemplato fin dalla risoluzione concernente un programma d’azione nel campo dell’istruzione adottata dal Consiglio dei ministri della Pubblica istruzione il 9 febbraio 1976, l’obiettivo della generalizzazione della mobilità studentesca venne rilanciato dal Consiglio europeo, durante il vertice svoltosi a Milano nei giorni 28 e 29 giugno 1985, con l’approvazione delle proposte sottoposte dal Comitato Adonnino per l’Europa dei cittadini, istituito un anno prima in occasione del Vertice di Fontainebleau (v. anche Accordi di Fontainenbleau).

La necessità di tenere in considerazione le dimensioni umana e sociale dello spazio europeo veniva riconosciuta da tutti gli attori comunitari, mentre la cooperazione interuniversitaria e la mobilità di studenti e docenti erano identificati come elementi chiave di coesione di una Comunità economica europea che andava allargando i propri confini all’area mediterranea.

Al fine di valorizzare e rafforzare l’esperienza acquisita durante il decennio in cui la Comunità aveva finanziato circa 600 Programmi comuni di studio, la Commissione europea presentò la propria proposta di istituzione del programma ERASMUS nel gennaio 1986.

Il percorso legislativo, nonostante le sollecitazioni rivolte dal Parlamento europeo, dal Comitato economico e sociale e persino dal Consiglio europeo in occasione dei Vertici dell’Aia del 26 e 27 giugno 1986 e di Londra del 28 novembre 1986, venne rallentato dalle divergenze sorte in seno al Consiglio dei ministri della Pubblica istruzione.

La prima fase del programma nacque con gli obiettivi di conseguire un decisivo aumento del numero di studenti universitari con un periodo di studi integrati in un altro Stato membro, di promuovere un’ampia cooperazione degli atenei, di valorizzare tutto il potenziale intellettuale delle università della Comunità grazie a una maggiore mobilità del personale docente, di rafforzare le relazioni tra i cittadini per consolidare l’idea di un’Europa dei cittadini e di formare diplomati in possesso di un’esperienza diretta di cooperazione intracomunitaria (v. anche Spazio europeo dell’istruzione).

ERASMUS non venne concepito come un mero piano di erogazione finanziaria, bensì come una esortazione alle università affinché sviluppassero la cooperazione attraverso progetti interuniversitari di cooperazione, le unità operative e funzionali del programma; era in realtà un invito, accompagnato da un finanziamento iniziale, a titolo di incoraggiamento all’avvio di strutture e meccanismi autonomi.

Il programma, che avrebbe dovuto durare nella sua prima fase fino al 30 giugno 1990 con un bilancio di 85 milioni di ECU (v. Unità di conto europea), venne invece emendato il 14 dicembre 1989, per protrarsi fino al 1995, con un impiego di risorse di 500 milioni di ECU.

Le principali novità della seconda fase, preceduta da un aspro contenzioso davanti alla Corte di giustizia delle comunità europee (v. Corte di giustizia dell’Unione europea) tra Commissione e Consiglio dei ministri in merito alla base giuridica da utilizzare per l’adozione, furono il finanziamento triennale, anziché annuale, dei progetti interuniversitari di cooperazione, l’incremento della possibilità di finanziare la preparazione linguistica degli studenti nell’ambito degli stessi progetti interuniversitari di cooperazione e l’introduzione di parametri quali la distanza fra le sedi e il costo della vita per commisurare l’ammontare delle borse ai costi reali della mobilità.

I risultati delle due fasi di attuazione del programma, la cui dimensione finanziaria venne progressivamente aumentata, furono positivi sia per il numero di progetti interuniversitari di cooperazione attivati, sia per il numero di atenei, operatori e studenti coinvolti, anche se non venne raggiunto l’obiettivo dichiarato di portare la mobilità al 10% degli studenti iscritti negli atenei dell’Europa comunitaria.

Rispondendo a un’esigenza di razionalizzazione dei programmi attivati nella seconda metà degli anni Ottanta in materia di istruzione, e in considerazione dell’importanza politica attribuita alla mobilità degli studenti e degli insegnanti perseguita da ERASMUS, il programma è stato ripreso dal Programma Socrates, sia nella sua prima fase adottata il 14 marzo 1995, sia nella sua seconda fase adottata il 24 gennaio 2000.

Il capitolo ERASMUS ha goduto di un ruolo preminente rispetto alle altre linee di azione, come dimostrato dalla dotazione finanziaria che ha rappresentato rispettivamente il 55% e il 51% del bilancio complessivamente destinato al programma Socrates nel corso delle due fasi.

Nell’intento di colmare il principale limite incontrato dal programma ERASMUS, nel quadro del programma comunitario Socrates-ERASMUS è stato rafforzato il sistema di riconoscimento accademico, divenuto conditio sine qua non della mobilità.

Simone Paoli, Francesco Petrini (2008)