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Reynaud, Roger

R. (Marsiglia 1916), dopo gli studi alla facoltà di scienze della sua città natale e una carriera nell’amministrazione doganale, entra nel Consiglio economico, nel quale rimane dal 1951 al 1959. Nel febbraio 1958 il governo di Félix Gaillard lo nomina membro dell’Alta autorità della Comunità europea del carbone e dell’acciaio (CECA) al posto del dimissionario René Mayer per la durata del mandato che rimane da coprire. Tale mandato gli è riconfermato nel settembre 1959 e nell’ottobre 1963.

Sindacalista cristiano della Confédération française des travailleurs chrétiens e delle Nouvelles équipes internationales, membro di numerosi organismi sindacali, nazionali e internazionali, fine conoscitore dei problemi sociali e amministrativi, R. «che non ha niente dell’uomo politico, sembra sensibile ai pareri delle autorità francesi senza tuttavia esercitare una forte influenza in seno al collegio» (v. Spierenburg, Poidevin, 1993, p. 503). Agli inizi del suo mandato egli sostiene posizioni vicine a quelle del suo governo: nell’aprile del 1958 mette in guardia i suoi colleghi, per lo più favorevoli, contro la zona di libero scambio industriale proposta dal Regno Unito. Nei primi mesi del 1959 si oppone alla raccomandazione inviata l’11 marzo dall’Alta autorità al governo francese allo scopo di condurlo ad autorizzare aumenti dei prezzi dell’acciaio francese, bloccati a livelli più bassi di quelli degli altri paesi della CECA dallo stesso governo di Parigi. Tuttavia, nel giugno seguente il commissario francese si allinea alla posizione del collega Dirk Spierenburg che, deluso dalla mancanza di decisioni concrete da parte del governo francese, sostiene il mantenimento della raccomandazione.

L’esperienza di sindacalista porta R. a sostenere, all’interno dell’Alta autorità, una linea politica che assicuri lo sviluppo economico senza sacrificare gli obiettivi sociali. Per fronteggiare la grave crisi che, alla fine degli anni Cinquanta, colpisce il mercato del carbone e, in particolare, la produzione belga, egli si mostra favorevole alle tesi dei membri tedeschi che chiedono la creazione di un cartello unico per le industrie carbonifere, sempre più sfidate dalle produzioni di altre fonti di energia. Tale cartello, secondo gli intenti di R., dovrà essere posto sotto il controllo dall’Alta autorità della CECA. R. presiede la Conferenza intergovernativa (v. Conferenze intergovernative) che si tiene in Lussemburgo dal 27 settembre al 1° ottobre 1960, incaricata di esaminare i problemi delle regioni colpite dalla chiusura delle miniere, di cercare soluzioni nel quadro di una riconversione industriale e di studiare i mezzi d’azione e di cooperazione dei governi e delle Istituzioni comunitarie. Relativamente al mercato dell’acciaio, nel 1963 R. si mostra favorevole a un aumento temporaneo delle imposte doganali e, benché contrario a forme di concentrazione in grado di determinare i prezzi sul mercato comune, propone che l’Alta autorità inciti i produttori di acciaio a diminuire le loro produzioni per risolvere lo squilibrio sempre più grave tra domanda e offerta e prenda misure per fronteggiare le situazioni di dumping su questo mercato.

Nella prima metà degli anni Sessanta, di fronte ai progetti di fusione dell’Alta autorità della CECA con la Commissione europea della Comunità economica europea, R., condividendo le preoccupazioni di tutti gli altri suoi colleghi, respinge la tesi di un mero allineamento del Trattato di Parigi (CECA) sui Trattati di Roma (CEE), che porterebbe all’eliminazione di molti elementi sopranazionali del primo. Dopo la firma del trattato per fusione degli esecutivi nel 1965, i sei paesi della CEE nominano nel 1967 la Commissione unica nella quale R. non è designato.

Dopo il 1967 R. lavora come chargé de mission presso il ministero del Lavoro (1971-1972) e ricopre diversi incarichi in associazioni per lo sviluppo industriale di alcune regioni. Tra il 1968 e il 1971 è presidente della Maison de l’Europe.

Lucia Bonfreschi (2004)