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Wałesa, Lech

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W. è nato il 29 settembre 1943 a Popowo (un piccolo villaggio nei pressi di Dobrzyn a sud di Danzica e al centro di una “regione agitata”), quarto figlio di Boleslav Wałesa e Feliksa Kaminska. Nato nel 1908, Boleslav Wałesa era un carpentiere; nel 1943 fu internato dai tedeschi in un campo di lavoro a nord di Popowo e non poté assistere alla nascita di Lech. A causa dei maltrattamenti subiti nel campo di concentramento, Boleslav Wałesa si ammalò di polmonite e morì nel 1945; Feliksa Kaminska si risposò, nel 1946, con il cognato Jaroslav con il quale ha avuto tre figli. W. trascorse l’infanzia nella “crudele e spietata” campagna polacca. Sebbene nell’immediato dopoguerra si affermasse il monopolio politico e ideologico del Partito operaio unificato polacco (POUP), la religione riuscì a conservare la propria egemonia culturale: Feliksa Kaminska, considerata la donna “più saggia” della sua parrocchia, impartì ai figli un’educazione cattolica. Nel 1959 W. si iscrisse a Lipno a un corso di avviamento professionale nella sezione “meccanizzazione dell’agricoltura”. Nel 1961 fu assunto come elettricista al Parco nazionale macchine (POM) di Lenie, espressione di quella politica agricola della Polonia socialista che privilegiava un nuovo tipo di “contadino-operaio”. Nel 1963 prestò servizio militare nel corpo dei telegrafisti. Nel 1967 si licenziò dal POM per andare a lavorare ai Cantieri navali di Danzica (in seguito ribattezzati “Cantieri Lenin”), azienda sorta nel 1946-1947 e che tra il 1960 e il 1970 visse il suo periodo di massima prosperità.

Verso la fine del 1968, W. conobbe Danuta Golos, cassiera in un negozio di fiori, che sposò nel novembre del 1969 e dalla quale ebbe otto figli, confermando la tradizione della “vasta ramificazione familiare” dei Wałesa. Nel 1968, nella Polonia attraversata dalla rivolta studentesca, W. esordì come sindacalista, essendo eletto rappresentante nel consiglio dell’azienda. Nel dicembre del 1970 partecipò alla “rivoluzione sociale” contro l’aumento dei prezzi che provocò la caduta del leader comunista Wladyslaw Gomulka, il quale fu sostituto da Edward Gierek. Eletto delegato di officina, W. fece parte di quella rappresentanza operaia che nel gennaio del 1971 incontrò Gierek, che, tra l’altro, accettò la richiesta di costruire una chiesa a Przymorze. La nazione polacca non solo era chiamata alla preghiera per la “patria”, ma gli operai di Stettino cominciarono a rivendicare la creazione di sindacati indipendenti.

Nella prima metà degli anni Settanta la crisi economica della Polonia socialista era destinata ad aggravarsi e a gravare sui lavoratori che, dopo la “rivoluzione” di dicembre del 1970, vivevano una sorta di “dramma della solitudine”: esposti alle vessazioni del potere e ai licenziamenti illegali, i lavoratori soffrivano della “mancanza di solidarietà” sia sul piano sociale, sia su quello internazionale. In seguito alle proteste organizzate per l’aumento dei prezzi dei generi alimentari, nel 1976 W. fu licenziato e fu costretto a vivere di lavori precari. Il 1976 fu un “anno di svolta” perché, dopo gli accordi di Helsinki del 1975, si costituirono diverse organizzazioni indipendenti: Jacek Kuron e Adam Michnik fondarono il Komitet Obrony Robotników (KOR, Comitato di autodifesa degli operai), un movimento di opposizione che era una sintesi tra la rivolta dell’intelligencija del marzo 1968 e quella operaia del dicembre 1970. Nel 1978 W. entrò in contatto con il KOR, iniziando a organizzare sindacati indipendenti e a prendere parte ad alcune manifestazioni di protesta sulla costa del Baltico. Dal canto suo, l’episcopato polacco, facendo appello all’etica cristiana, sosteneva le rivendicazioni operaie, formulando le condizioni per un “minimo vitale”. Il ruolo della Chiesa cattolica polacca nella lotta per la riforma sociale e morale della Polonia era destinato a diventare centrale con l’ascesa al soglio pontificio (16 ottobre 1978) dell’arcivescovo di Cracovia Karol Woytila (v. Giovanni Paolo II). Con l’elezione di Giovanni Paolo II “tutti i frammenti” della “coscienza” nazionale polacca cominciarono a formare un “insieme logico”, soprattutto dopo la visita del papa in Polonia nel giugno del 1979.

Nel maggio 1979 W. fu assunto all’Elektromontaz, ma fu licenziato nel febbraio 1980 per aver organizzato uno sciopero: si stava formando una nuova “aristocrazia operaia” devota alla religione e alla nazione. Nel luglio del 1980 un nuovo aumento dei prezzi dei generi alimentari provocò un’ulteriore ondata di scioperi. Il 14 agosto 1980, a causa del licenziamento di Anna Walentynovciz, impegnata nella costituzione di un sindacato libero, gli operai dei Cantieri Lenin proclamarono uno sciopero: W. non solo si unì agli operai in rivolta, ma si pose anche alla guida del comitato per lo “sciopero di solidarietà” che doveva contrattare con la direzione dell’azienda per far riassumere gli operai licenziati e che sosteneva le rivendicazioni dei lavoratori di altre aziende. Gli scioperanti presentarono le loro rivendicazioni in “21 postulati” che miravano a una “riforma globale” della Polonia e che divennero una sorta di tavole della legge del movimento di rinascita della società polacca: anzitutto si chiedeva il riconoscimento di sindacati liberi e “indipendenti” dal partito comunista, l’introduzione di riforme del lavoro, la garanzia dei diritti civili. Alla “libera repubblica” di Danzica si unirono, in qualità di “esperti”, i “letterati” (tra i quali Tadeusz Mazowiecki e Bronisław Geremek) che conferirono al movimento operaio una “dimensione nazionale”, consentendogli di collegarsi con il passato storico e con la cultura polacca: sul movimento passava il “grande soffio della Storia”.

Il 31 agosto 1980 fu siglato a Gdansk l’accordo con la Commissione governativa e nacque il Sindacato indipendente e autogestito Solidarność. W. divenne l’“eroe carismatico” e il “tribuno del popolo” di una “rivoluzione in ginocchio” sotto le insegne della Madonna nera di Czestochowa, che fondeva tra loro religione e patriottismo, relegati dalla propaganda di regime nel museo della storia, e sostenuta da una sorta di “consenso mistico”. Dopo l’“uomo di marmo” e l’“uomo di ferro”, plumbee icone della Polonia socialista, W. appariva come “uomo di speranza”, icona di quegli operai “solidali, coraggiosi e responsabili” che guidavano una rivoluzione contro un regime che, paradossalmente, avrebbe dovuto essere l’inveramento storico del regno millenario della classe operaia. Quale movimento per la sovranità e l’indipendenza della Polonia, Solidarność operava per un cambiamento di quella “pietrificazione” imposta dalla divisione dell’Europa in due blocchi. Di fronte al tentativo del governo di limitare l’autonomia di Solidarność, W. seguì una linea di moderazione e di collaborazione con le autorità governative.

Nel gennaio 1981 W. fu ricevuto in udienza da Giovanni Paolo II; il 9 febbraio il generale Wojciech Jaruzelski, comandante delle forze armate polacche, fu nominato capo del governo e in ottobre segretario del POUP. Nel settembre del 1981 Solidarność celebrò il suo primo congresso nazionale e W. fu eletto presidente, carica che ha ricoperto fino al 1990. Il 12 dicembre 1981 l’ala radicale di Solidarność si pronunciò per un referendum sul futuro del regime comunista e su una revisione dell’alleanza militare della Polonia con l’URSS. Il 13 dicembre Jaruzelski impose la legge marziale: le libertà civili furono sospese e le università chiuse. Solidarność fu messa fuori legge e migliaia di suoi membri, in primo luogo W., furono arrestati. Nel novembre del 1982 W. fu rilasciato e reintegrato nel lavoro ai cantieri navali di Gdansk, anche se sottoposto a una rigida sorveglianza. Continuando ad operare clandestinamente, Solidarność si divise in due fazioni: una radicale e una moderata guidata da W. Nel luglio del 1983 la legge marziale fu revocata e in ottobre fu conferito a W. il premio Nobel per la pace, per aver fatto assurgere il termine “solidarietà” a un nuovo significato: solidarietà era sinonimo della determinazione di risolvere i conflitti attraverso il “negoziato pacifico” e nel rispetto dell’altrui integrità. Nel discorso di accettazione del Nobel, W. definì la solidarietà una “forza vitale” paneuropea in grado di riscattare la dignità e la libertà della nazione polacca e dell’“altra” Europa.

Nel 1984 i servizi di sicurezza uccisero il cappellano di Solidarność, padre Jerzy Popiełuszko. Dopo il 1985, con l’avvento di Michail Gorbačëv alla guida dell’Urss e con l’affermazione del nuovo pensiero politico (perestrojka e glasnost’) rivolto anche alla costruzione della “casa comune europea”, la Polonia riprese il cammino delle riforme. La situazione economica della Polonia stava peggiorando e il governo, con la “tavola rotonda” del 1989, aprì un negoziato con una delegazione dell’opposizione guidata da W. Il sindacato libero Solidarność fu legalizzato e fu istituito il Senato con potere di veto sulle decisioni del Sejm (Camera bassa). Fu creata, inoltre, la carica di presidente della Polonia e fu consentito a Solidarność di concorrere a libere elezioni con un numero limitato di seggi (il 65% era riservato al POUP). Tale “transizione negoziata” consentì a Solidarność, nelle elezioni del giugno 1989, di ottenere una buona affermazione. W. riuscì a imporre un governo guidato da Tadeusz Mazowiecki, intellettuale cattolico e consigliere del sindacato, per smantellare il sistema comunista; il 19 luglio Jaruzelski fu eletto presidente della Repubblica. Mentre il POUP si dissolse nel gennaio del 1990, Solidarność divenne un partito politico: nell’aprile del 1990 W. fu rieletto presidente. Con le dimissioni di Jaruzelski, si aprì una “guerra al vertice” per l’elezione del nuovo Presidente della Repubblica e Solidarność si divise in due fazioni: l’Alleanza di centro sostenne W., il Movimento per l’azione democratica Mazowiecki. Non solo veniva meno l’alleanza tra “letterati” e operai che aveva consentito l’affermazione di Solidarność, ma era contestato il ruolo di W. come “eroe carismatico”. W. vinse le elezioni presidenziali al secondo turno con il 75% dei voti.

Nel 1992 Solidarność cessò di esistere come movimento unificato; nel 1993 W., dopo che il governo aveva ottenuto la sfiducia dal parlamento, indisse nuove elezioni legislative che decretarono la vittoria degli ex comunisti dell’Alleanza della sinistra democratica. W., che aveva varato una riforma economica in senso liberista, perse quel “consenso mistico” che lo aveva sostenuto nella lotta contro il regime comunista e fu accusato di essere un “dittatore” populista. Per sua stessa ammissione, W. rimase ostaggio dei propri trascorsi successi e del proprio mito e alle elezioni presidenziali del 1995 fu sconfitto dall’ex comunista Aleksander Kwaśniewski. Nel dicembre del 1995 fu istituita la Fondazione Lech Wałesa per il consolidamento della democrazia e per favorire l’integrazione della Polonia nell’Unione Europea. In seguito, W. ha fondato un nuovo partito democratico-cristiano e nel 2000 ha partecipato alle elezioni presidenziali ottenendo l’1% dei voti. Definendosi “intrinsecamente rivoluzionario”, nel 2004 W. si è recato in Ucraina per sostenere quella “rivoluzione arancione” che egli considera la continuazione del movimento che è sorto con Solidarność e che è destinato ad estendersi alla Bielorussia e alla Russia.

Nel 2005, in occasione delle celebrazioni del 25° anniversario dell’agosto 1980, W. ha affermato che la rivoluzione di Solidarność, ispirata da Giovanni Paolo II, ha posto fine all’epoca della divisione del mondo in blocchi aprendo la via alla “nuova era” della globalizzazione: il successo di Solidarność è stato determinante per l’integrazione dell’“altra Europa” nell’Unione europea. Durante le celebrazioni, W. ha siglato l’atto per la fondazione del Centro della solidarietà europea di Gdansk per promuovere la democrazia, i diritti umani e il retaggio di Solidarność. Nella “nuova era” globale, il processo di integrazione europea è inserito in una cornice istituzionale che appartiene alla “vecchia era”. Per W., il “continentalismo” europeo, quale equo sviluppo dell’intero continente, è necessario per favorire la globalizzazione solidale: la nuova Europa della solidarietà deve essere più “audace” e porsi oltre il nazionalismo e il protezionismo, cooperando con gli altri continenti e integrandosi in una sorta di governance globale.

Roberto Valle (2010)

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