Attali, Jacques

A. (Algeri 1943), si trasferì a Parigi nel 1956 con la famiglia. Diplomatosi all’école nationale d’administration (ENA) nel 1970, iniziò la sua carriera nel Consiglio di Stato e parallelamente quella di docente di economia in diversi atenei parigini, laureandosi nel 1979 in Scienze economiche. Fin dall’inizio degli anni Settanta cominciò a pubblicare volumi di analisi economica di un certo successo che attirarono l’attenzione del segretario socialista François Mitterrand. Il primo incontro tra il giovane funzionario e il maturo leader politico era avvenuto nel 1968 nella Nièvre, il collegio elettorale di Mitterrand. Fu però solo durante la campagna presidenziale del 1974 che A. divenne prima consulente di Mitterrand nella redazione del programma, poi capo della commissione economica della ristretta équipe de campagne del candidato, benché A. non fosse iscritto al Partito socialista.

Nel corso degli anni A. acquistò importanza nel suo ruolo di consigliere economico del leader socialista, e la sua attività di pubblicista cominciò a varcare i limiti della scienza economica spaziando su temi storici, sociologici e demografici. In questa fase A. rappresentava il versante modernizzatore di Mitterrand, sempre più stretto dalle necessità imposte dall’alleanza con il Partito comunista. Che il suo peso fosse andato crescendo negli anni lo si vide nella campagna elettorale del 1981, quando il comitato elettorale mitterrandiano fu guidato da sole tre figure, e A. era tra queste (gli altri erano Laurent Fabius e Paul Quilès).

Il fatto di essere un’eminenza grigia, un “enarca”, indipendente dal Partito socialista e per di più investitore finanziario farlo rendeva la convivenza di A. con gli altri dirigenti dell’apparato socialista piuttosto scomoda. Perciò Mitterrand preferì non coinvolgerlo nel governo di Pierre Mauroy, ma di tenerlo accanto a sé nell’equipe presidenziale: visto che il ruolo di segretario generale alla presidenza era già occupato da Pierre Bérégovoy, Mitterrand creò l’inedita figura del consigliere speciale del Presidente: un compito delicato, che pose A. sempre a fianco di Mitterrand, il quale in più lo nominò rappresentante personale del capo dello Stato per i vertici del G7.

Fin dall’inizio della presidenza mitterrandiana, A. rappresentò appieno l’ala europeista dell’équipe presidenziale. Tra i 1982 e il 1983, si schierò a favore del rigore economico e per il mantenimento della Francia nello SME, contro il parere dello stesso Mitterrand, inizialmente restio. Fu A., assieme a Jacques Delors, a convincere definitivamente Mitterrand a non far uscire il franco dal circuito monetario europeo. E fu sempre A. a scrivere molti degli interventi di Mitterrand più aperti al mercato, in particolare nella lettera al nuovo primo ministro Laurent Fabius del luglio ’84, in cui il Presidente francese invocava una modernizzazione per rianimare l’economia accompagnata dalla creazione di Istituzioni comunitarie di saperi e tecnologie. Nel 1984 A. si occupò altresì in prima persona del programma EUREKA per lo sviluppo di nuove tecnologie. Nell’organizzazione delle celebrazioni del bicentenario della Rivoluzione francese, a lui affidate, A. si curò di dare all’evento connotazioni europee senza limitarlo a una rivendicazione di una specificità nazionale. Ma il principale sforzo in ambito comunitario di A. fu la creazione della Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo (BERS) nel 1991.

Nell’estate del 1989 A. invitò Mitterrand a proporre ai partner europei la creazione di una Banca dell’Europa, un progetto che affinò con il direttore del ministero del Tesoro, Jean-Claude Trichet. Già alla fine dell’anno però alcuni paesi espressero i loro dubbi; il Regno Unito chiese che tutti i paesi membri dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) ne fossero azionisti, i tedeschi chiesero che la sede fosse stabilita a Francoforte, gli olandesi chiesero che a dirigerla fosse il loro ministro delle Finanze Onno Ruding. Nel frattempo, il crollo repentino del muro di Berlino convinse A. che la Banca avrebbe dovuto finanziare lo sviluppo dei paesi dell’Est europei e attuare così una sorta di nuovo Piano Marshall per quella parte di Europa uscita dal comunismo. Intanto le difficoltà proseguivano, tra l’esplicita ostilità dell’Irlanda, in quel momento presidente di turno della Comunità europea (v. anche Presidenza dell’Unione europea), fino ai timori per la presenza tra i paesi azionisti dell’Unione Sovietica. Tra mille difficoltà, il trattato istitutivo della BERS fu firmato all’Eliseo nel maggio 1990, anche se la sede dell’istituto fu fissata a Londra; la pretesa che fosse a Parigi avrebbe infatti messo in discussione la sede del Parlamento europeo a Strasburgo, anche se il presidente non fu Ruding, ma lo stesso A., che nel 1991 lasciò il ruolo di consigliere di Mitterrand.

Come spiegò A. nel volume Europe(s) in cui ripercorre le vicende della BERS, «le cose non cominciavano sotto i migliori auspici. La Banca fin dalla sua nascita è più anglosassone che europea nella sua filosofia e nelle sue strutture. Ma la Gran Bretagna e gli Stati Uniti erano furibondi per aver dovuto rinunciare a Ruding e aver dovuto accettare la presenza dell’URSS. Quanto ai piccoli paesi europei, erano delusi dall’aver ceduto sia sulla sede che sulla presidenza». Come presidente della BERS, A. fece il più possibile per coinvolgere l’URSS: nel 1991 invitò Michail Gorbačëv nella sede londinese della Banca contro il parere del primo ministro britannico John Major e obbligò i capi di Stato, presenti in quei giorni nella capitale inglese per una riunione del G7, a ricevere il segretario del Partito comunista sovietico.

Ai pessimi rapporti con il governo britannico si aggiunse la cattiva stampa di cui A. e la BERS furono vittime nel Regno Unito fin dall’inizio, che diffuse voci su malversazioni amministrative. Ciò non impedì ad A. di finanziare diverse iniziative, in particolare gli investimenti per la protezione delle centrali nucleari, per la difesa dell’ambiente, per la costruzione di infrastrutture e per favorire le privatizzazioni. Dopo la caduta di Gorbačëv e l’indebolimento politico di Mitterrand a causa della pesante sconfitta socialista nel marzo 1993, vennero pemeno i due interlocutori principali di A., il segretario del PCUS (Partito comunista dell’Unione Sovietica) e il Presidente francese; egli perciò diede spontaneamente le dimissioni dalla presidenza della BERS. Un’istituzione, secondo A., fin dall’inizio sabotata dagli USA e dal Regno Unito. La BERS, osservava al riguardo, era nata per «creare le condizioni che permettessero agli europei di occuparsi da soli dei loro affari, senza gli USA – o almeno senza dominazione americana. Abbiamo tentato di costruire un’Europa continentale unificata e indipendente. L’impresa è fallita. Non sono stati però tanto gli americani ad avere avuto la forza e l’intenzione di distruggere tale iniziativa: sono stati gli europei stessi, all’Est come all’Ovest, che, per ragioni diverse e contraddittorie, non hanno voluto darsi i mezzi per la loro indipendenza».

Nel 1994 A. creò una impresa di consulenza internazionale e nel 1998, fondò Planet finance, un’associazione di microcredito senza scopo di lucro per il finanziamento della piccola imprenditoria nei paesi in via di sviluppo. Ne luglio del 2007 era incaricato dal nuovo Presidente della Repubblica, Nicolas Sarkozy, di presiedere una commissione incaricata di “eliminare i freni alla crescita”.

Marco Gervasoni (2009)