Bobba, Franco

B. nasce a S. Giorgio Lomellina (PV) il 2 ottobre 1913. Si è laureato in Legge e Scienze politiche ed economiche. Entrato nella carriera diplomatica, dal 1951 si è occupato della cooperazione e dell’integrazione economica europea (v. Integrazione, teorie della; Integrazione, metodo della) ricoprendo vari incarichi: primo segretario dell’ambasciata italiana a Lussemburgo per la Comunità europea del carbone e dell’acciaio (CECA), capo della sezione integrazione europea al ministero degli Esteri e membro della delegazione italiana per la negoziazione dei trattati del Comunità economica europea e della Comunità europea dell’energia atomica (CEEA o Euratom). Dal 1958 al 1967 è stato direttore generale degli Affari economici e finanziari della Commissione europea. Dal 1962 ministro plenipotenziario, nel 1983 è entrato nel servizio diplomatico consolare. Ha ricoperto le cariche di direttore generale dell’Istituto finanziario industriale, di amministratore delegato e di vicepresidente della Fondiaria SAI e di presidente della Cromodoro. Dal 1972 al 1974 ha assunto l’incarico di presidente dell’Unione industriale di Torino. Direttore generale onorario della Comunità europea, è stato uno dei membri italiani della Commissione trilaterale. Molto stimato da Alcide De Gasperi, che lo aveva coinvolto nei negoziati per la Comunità politica europea avviati nel 1953, B. rivestì un ruolo importante nel periodo in cui a Bruxelles vennero negoziati i trattati istitutivi delle Comunità europee (v. anche Trattati). Insieme ad Achille Albonetti, Roberto Ducci e Cesidio Guazzaroni, appartiene alla generazione che “ha fatto l’Europa”. Dopo la decisione presa alla Conferenza di Venezia nel maggio 1956 di avviare una serie di negoziati sulla base del Rapporto che porta il nome di Paul-Henri Spaak, durante il negoziato vero e proprio tra i governi che si svolse a Bruxelles, al castello di Val Duchesse, tra il giugno 1956 e il febbraio 1957, B. fu il rappresentante italiano nel comitato che doveva arrivare alla stesura del Trattato per il mercato comune (v. anche Trattati di Roma). Protagonista diretto dell’elaborazione delle formule che dovevano inserire l’economia italiana nell’integrazione europea, B., che faceva la spola ogni settimana tra Bruxelles e Roma per partecipare ai lavori del comitato interministeriale costituito per seguire l’andamento delle trattative, difese gli interessi italiani puntando a evitare i contraccolpi negativi derivanti dall’inserimento nella Comunità economica europea, senza peperdere mai di vista i benefici generali che sarebbero derivati all’Italia dall’adesione al progetto europeo. Nei negoziati per la creazione della Comunità economica europea l’azione della delegazione italiana tenne conto delle sollecitazioni provenienti dagli ambienti economici e dalle organizzazioni di categoria. La necessità di non trascurare i problemi di sviluppo delle regioni più arretrate del paese era ben presente ai negoziatori italiani, i quali raggiunsero gli obiettivi essenziali come la creazione della Banca europea per gli investimenti e del Fondo sociale europeo, e ottennero anche un successo più di facciata che di sostanza: un protocollo allegato al Trattato definiva la realizzazione degli obiettivi di crescita del Piano Vanoni «di interesse comune» (v. Vanoni, Ezio). Non mancarono momenti di frizione, e l’irruenza di negoziatore di B. provocò alcuni “incidenti” con Spaak e lo stesso Ducci (v. Melchionni, 1986, pp. 399-423). L’iter di formazione dei Trattati di Roma deve più all’iniziativa e alla tenacia dei funzionari che, come B., seguivano direttamente il negoziato, che non all’attenzione del governo italiano, il quale mostrò un impegno limitato e discontinuo verso i problemi legati all’istituzione di un mercato comune e alla creazione di una Comunità europea per l’energia atomica. La definizione della linea negoziale italiana, anche su questioni di cruciale importanza, fu spesso lasciata agli esperti e ai funzionari. B. ha concretamente contributo a fare della scelta europeista uno dei pilastri della politica estera italiana. Entrato nei ranghi dell’amministrazione comunitaria, tra i pochi italiani ad aver ricoperto nell’organigramma della Commissione europea l’incarico di direttore generale, nel periodo in cui fu a capo della direzione generale degli Affari economici fu molto vicino al vicepresidente della Commissione Robert Marjolin, e nell’estate del 1964 seguì la controversa vicenda della discussione e successiva archiviazione dell’idea di un prestito della Comunità europea all’Italia per fare fronte alle difficoltà della bilancia dei pagamenti.

Marinella Neri Gualdesi (2010)