Irujoa, Manuel de

I. (Estella 1891-Pamplona 1981) fu candidato al Parlamento della Navarra nelle file del Partido nacionalista vasco (PNV) nelle elezioni del 1919, 1921, 1923 e 1930. Eletto nel 1921 e nel 1930, entrò successivamente nelle Cortes di Madrid grazie ai voti raccolti nella provincia di Guipúzcoa nelle elezioni repubblicane del 1931, 1933 e 1936 con il PNV. Nel luglio 1936, allo scoppio della rivolta militare, I. fece visita al governatore civile della Guipúzcoa manifestando, senza consultare la direzione del PNV, il suo appoggio alla Repubblica. Nel settembre del 1936, nello stesso momento in cui si negoziava l’approvazione dello statuto di autonomia, I. ricevette l’invito, grazie all’intercessione di Indalecio Prieto, a entrare a far parte del governo del Fronte popolare guidato da Largo Caballero. Dopo la crisi del maggio 1937 e la formazione del governo Negrín, ben accolta dal nazionalismo basco, I. andò a ricoprire il dicastero di Giustizia. Il dirigente nazionalista si impegnò a garantire la legalità repubblicana, a rendere più umana la guerra e a cercare di ristabilire l’esercizio della libertà di culto. Non riuscì però a conseguire pienamente quest’ultimo obiettivo, così come non fu possibile arrivare a una normalizzazione delle relazioni con il Vaticano. I. posticipò la riconciliazione alla fine della guerra, onde evitare una politica di sterminio e per favorire l’integrazione della Navarra. Con l’occupazione franchista dei Paesi baschi, I. difese il mantenimento dell’alleanza repubblicana del PNV di fronte a un’altra ala del partito, favorevole invece a una pace separata con Franco da conseguire tramite la mediazione italiana.

Nel dicembre del 1937, I. si oppose alla creazione dei tribunali di polizia, avendo capito che si trattava di un modo sbrigativo di applicare la legge senza sufficienti garanzie processuali: ragion per cui si dimise da ministro. Il lehendakari (presidente del governo autonomo delle province basche), José Antonio Aguirre, lo persuase però a restare nel governo Negrín come ministro senza portafoglio. Dopo una serie di critiche contro la crescente preponderanza dei comunisti nell’esecutivo, I. abbandonò definitivamente il governo nell’agosto del 1938. Un’altra ragione dell’uscita del PNV dal governo Negrín fu la solidarietà con i catalanisti che vedevano minacciata l’autonomia amministrativa della loro Comunità dopo il trasferimento del governo centrale a Barcellona.

I. si adoperò con l’ambasciatore britannico per favorire il ritiro dei volontari stranieri, primo passo verso la mediazione internazionale per l’armistizio e la fine della guerra.

Già in esilio, guidò la delegazione del governo dei Paesi baschi a Londra. Si oppose alle posizioni arrendevoli di Jesús María de Leizaola, favorevoli a una riconciliazione con il franchismo in modo da preservare la “razza”, difendendo pertanto una netta politica di resistenza alla dittatura. I. si batteva per mantenere la presenza basca in tutte le istituzioni repubblicane, almeno sino al recupero della libertà. Fautore di una tattica possibilista, era convinto che il superamento del contesto dello statuto di autonomia si sarebbe dovuto porre dopo la scomparsa di Franco.

Dopo aver impegnato il PNV con Juan Negrín per il sostegno al governo basco e ai rifugiati, I. respinse contro la sua volontà l’offerta del leader socialista Prieto affinché si facesse carico della Segreteria generale della giunta di emergenza creata dalla Commissione parlamentare permanente nel luglio 1939. Nel 1942 I. compariva a Londra tra i fondatori dell’Unione culturale dei paesi dell’Europa occidentale, organizzazione che propugnava un’Europa dei popoli, intrattenendo nel contempo rapporti con gli intellettuali inglesi di Federal Union. Nel novembre 1943 il PNV non partecipò neppure all’alleanza tra repubblicani liberali, socialisti e catalanisti, nota generalmente come Giunta spagnola di liberazione.

I. fu presidente della minoranza parlamentare basca in esilio, poiché riteneva poco realizzabile la proposta del presidente delle Cortes, Martínez Barrio, di ricostituire le istituzioni repubblicane nell’esilio. Solamente se si fossero mantenuti gli impegni precedenti del governo Aguirre, in cui si andava a riconoscere il diritto all’autodeterminazione, il PNV avrebbe partecipato nel gennaio 1945 alla riunione del Parlamento in Messico. Tuttavia, alla fine, I. entrò nel governo repubblicano dell’esilio nell’agosto 1945 in qualità di ministro dell’Industria, del commercio e della navigazione. Questa cooperazione con le forze di sinistra fece sì che I. abbandonasse l’indipendentismo e si convertisse, all’interno del nazionalismo basco, nel più fervente sostenitore dell’alleanza con le forze dell’antico Fronte popolare.

Il PNV mantenne un legame con il Partido socialista obrero español (PSOE) a partire dal Patto Bayonne del 1945 per riorganizzare il governo basco, partecipando nel 1961 all’Unione delle forze democratiche. Nel 1951 I. fu inoltre tra i fondatori del Consiglio basco per la Federazione europea (v. Federalismo) e negli anni successivi partecipò ai lavori del Comitato costituzionale per gli Stati uniti d’Europa, creato a Strasburgo dal conte Richard Coudenhove-Kalergi.

Nel 1957 I. si schierò decisamente per la concezione federalista dell’organizzazione territoriale dello Stato spagnolo nel prologo dell’opera di Anselmo Carretero Jiménez, Integración nacional de la Españas: «Andiamo verso la costituzione dell’unione di unità che ci permetta di stabilire una convivenza basata sulla fiducia e sulla cordialità. Questo è possibile e fattibile solamente all’interno di uno stato plurinazionale, organizzato in una Comunità di tipo federale, sulla base necessaria della libertà della persona umana».

I. difese la necessità di portare a conoscenza la questione basca in ambito internazionale e soprattutto di sostenere la partecipazione alle associazioni europeiste come il Movimento europeo. Nonostante l’Europa rappresentata in questo Movimento fosse l’Europa degli Stati, «la nostra aspirazione non è l’Europa degli Stati, bensì l’Europa dei popoli». Il PNV venne rappresentato nel Consejo federal español del movimento europeo (CFEME) tramite il Consiglio basco, per cui evitava di apparire direttamente come membro dell’organismo spagnolo e allo stesso tempo sensibilizzava l’opposizione democratica sulla natura plurinazionale della Spagna.

I. assistette, insieme a una numerosa delegazione basco-navarrese, al Convegno europeista di Monaco (I., Solaun, José María Gil-Robles Y Quiñones, Nárdiz e Landaburu). I loro buoni uffici fecero sì che la risoluzione includesse il riconoscimento della «personalità giuridica delle distinte comunità naturali», nonostante le reticenze dell’Asociación Española de Cooperación Europea (AECE). Il PNV aderì alla marginale Unione federalista delle Comunità etniche europee. Fece inoltre parte del Gruppo spagnolo della Democrazia cristiana. Nel 1973 I. ottenne la Presidenza del Consiglio federale spagnolo del Movimento europeo. Al Congresso europeo di Bruxelles del febbraio 1976 propose che la democratizzazione della Spagna come condizione necessaria per l’entrata nella Comunità economica europea (CEE). Nel novembre del 1976 abbandonò la presidenza del CFEME.

I. tornò in Spagna nel 1977, anno nel quale fu eletto senatore della Navarra. Nel 1979 fu eletto deputato del fuero della Navarra. Scrisse Los vascos y la República española (1944) e Instituciones políticas vascas (1945).

Abdón Mateos Lópe(2010)